Spegne l’incendio dell’auto e muore. I familiari: «La Toyota ci risarcisca»
di Valeria Gianoglio
I parenti di un oroseino chiedono un maxi risarcimento. Il legale: «Tutto è nato da un difetto nel vano motore»
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NUORO. Era morto, sfinito e provato da una notte letteralmente di fuoco, mentre tentava, invano, di spegnere le fiamme che stavano divorando la sua auto. Francesco Derosas, 69 anni, sino all’ultimo e allo stremo delle sue forze, aveva provato a difendere la sua utilitaria nuova di zecca, una Toyota Yaris, dal rogo che a poco a poco la stava sbriciolando nel parcheggio sotto casa, in via Firenze, a pochi passi dal santuario del Rimedio di Orosei. Nell’attesa dei rinforzi aveva cercato persino, e in tutta fretta, di collegare la pompa del giardino a una prolunga e con quella aveva provato ad arrivare alle fiamme per placarle. Ma purtroppo non era servito a nulla: Francesco Derosas era morto, infatti, poco dopo. Il medico di turno del servizio 118 ne aveva certificato il decesso intorno alle 2.30 della notte tra il 6 e il 7 dicembre: il corpo del poveretto giaceva senza vita nel cortile della sua casa di Orosei, a pochi metri dall’auto ancora fumante.
Sono passati sette mesi dalla sua scomparsa, ma i familiari hanno deciso che quella morte merita un risarcimento: perché, come sostiene l’avvocato Mauro Intagliata al quale i familiari di Derosas si sono rivolti per avere giustizia, Francesco Derosas è morto per un malore provocato dall’incendio scoppiato a causa del malfunzionamento della sua utilitaria. Un’auto che aveva acquistato appena due mesi e mezzo prima, il 18 settembre dell’anno scorso. Anche per i vigili del fuoco che erano intervenuti quella notte, l’incendio della Yaris si era sviluppato per un’autocombustione “interna al veicolo”: così avevano scritto, infatti, nella relazione di servizio di quella sera. E con i vigili del fuoco concordano anche i consulenti tecnici ai quali il legale della famiglia, Mauro Intagliata, nei mesi scorsi ha assegnato l’incarico di approfondire le cause dell’incendio: anche per loro le fiamme si sono sviluppate per il malfunzionamento della Yaris. «Alle 2.30 del 7 dicembre 2017 – scrive l’avvocato Intagliata, nella richiesta di risarcimento mandata alla Toyota – il medico del 118 certificava il decesso del signor Derosas Francesco, il cui corpo giaceva esanime nel cortile della propria abitazione sita a Orosei in via Firenze 1, per un malore provocato dall’improvviso incendio sviluppatosi nel vano motore della Toyota Yaris, per effetto di un evidente e oggettivo difetto di costruzione del mezzo».
Sul luogo del rogo, ricorda l’avvocato dei Derosas, Mauro Intagliata, si era recato subito un maresciallo dei carabinieri della stazione di Orosei, «teste oculare di tutta la sequenza degli accadimenti della tragica notte, in quanto scorgeva le fiamme provenire dall’auto». E proprio in quel frangente, aggiunge il legale «notava il povero Derosas utilizzare la pompa del giardino per spegnere il fuoco. Giunto poco dopo all’interno del giardino notava che l’incendio era stato domato con l’acqua della pompa del giardino e che il corpo di Derosas era steso per terra, esanime, accanto al veicolo. I primi approfonditi accertamenti eseguiti da specialisti hanno appurato che l’incendio non è stato provocato da un atto doloso, ma da un’autocombustione interna». E per questo, il legale che rappresenta la moglie e i figli di Derosas chiede alla Toyota un risarcimento non inferiore a un milione e 200mila euro. Altrimenti è pronto a ricorrere alla sedi giudiziarie.
Sono passati sette mesi dalla sua scomparsa, ma i familiari hanno deciso che quella morte merita un risarcimento: perché, come sostiene l’avvocato Mauro Intagliata al quale i familiari di Derosas si sono rivolti per avere giustizia, Francesco Derosas è morto per un malore provocato dall’incendio scoppiato a causa del malfunzionamento della sua utilitaria. Un’auto che aveva acquistato appena due mesi e mezzo prima, il 18 settembre dell’anno scorso. Anche per i vigili del fuoco che erano intervenuti quella notte, l’incendio della Yaris si era sviluppato per un’autocombustione “interna al veicolo”: così avevano scritto, infatti, nella relazione di servizio di quella sera. E con i vigili del fuoco concordano anche i consulenti tecnici ai quali il legale della famiglia, Mauro Intagliata, nei mesi scorsi ha assegnato l’incarico di approfondire le cause dell’incendio: anche per loro le fiamme si sono sviluppate per il malfunzionamento della Yaris. «Alle 2.30 del 7 dicembre 2017 – scrive l’avvocato Intagliata, nella richiesta di risarcimento mandata alla Toyota – il medico del 118 certificava il decesso del signor Derosas Francesco, il cui corpo giaceva esanime nel cortile della propria abitazione sita a Orosei in via Firenze 1, per un malore provocato dall’improvviso incendio sviluppatosi nel vano motore della Toyota Yaris, per effetto di un evidente e oggettivo difetto di costruzione del mezzo».
Sul luogo del rogo, ricorda l’avvocato dei Derosas, Mauro Intagliata, si era recato subito un maresciallo dei carabinieri della stazione di Orosei, «teste oculare di tutta la sequenza degli accadimenti della tragica notte, in quanto scorgeva le fiamme provenire dall’auto». E proprio in quel frangente, aggiunge il legale «notava il povero Derosas utilizzare la pompa del giardino per spegnere il fuoco. Giunto poco dopo all’interno del giardino notava che l’incendio era stato domato con l’acqua della pompa del giardino e che il corpo di Derosas era steso per terra, esanime, accanto al veicolo. I primi approfonditi accertamenti eseguiti da specialisti hanno appurato che l’incendio non è stato provocato da un atto doloso, ma da un’autocombustione interna». E per questo, il legale che rappresenta la moglie e i figli di Derosas chiede alla Toyota un risarcimento non inferiore a un milione e 200mila euro. Altrimenti è pronto a ricorrere alla sedi giudiziarie.
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