L'odissea di un nuorese: «Pizzaiolo, invalido, ma cerco lavoro»
Il giovane Roberto Luciano chiede aiuto: «Ho portato decine di curriculum ma nessuno mi prende nemmeno per un tirocinio»
NUORO. «Io so fare le pizze, e amo fare le pizze. Ho lavorato anche per diverso tempo come aiuto panettiere, sono abituato a spostare i sacchi pesanti della farina, a dare la forma alle “rosette”, al profumo degli impasti e del pane. Sono mesi che ci provo, a trovare un lavoro, tra pizzerie e ristoranti, ma possibile che non trovi nessuno per prendermi nemmeno come tirocinante per qualche mese? Sono disposto anche a fare altri lavori. All’azienda non costerei nulla: pagherebbe la Regione attraverso “Garanzia giovani” oppure ci sono altri progetti. E per il resto ci sono gli sgravi fiscali, visto che sono inserito da tempo nelle categorie protette perché ho una patologia, il disturbo bipolare, e per questo mi è stata riconosciuta una invalidità, ma sono seguito dai medici e perfettamente in grado di lavorare».
Ventitrè anni, nuorese, una famiglia alla quale vuole un bene immenso ma che non naviga nell’oro, un sogno nel cassetto: trovare un impiego. «Lo vorrei prima di tutto per poter dare un po’ di respiro a mia mamma e a mio babbo – precisa – per liberarci di qualche debito, e anche perché adesso è il mio turno. Tocca a me, ora, restituire ai miei quello che mi hanno dato in questi 23 anni».
Ha uno sguardo buono, aperto verso il mondo, e un sorriso carico di speranza, Roberto Luciano. La vita, con lui, non è stata tanto generosa, ma non gli importa, o meglio non se ne fa un cruccio perché a lui importa solo andare avanti, non fermarsi e trovare un impiego, anche piccolo, ma che gli consenta di sentirsi utile e anche felice, tanto felice. Qualche anno fa, dopo aver preso la licenza media e aver lavorato per qualche tempo con il padrino come manovale, Roberto Luciano trova impiego in un panificio.
«Ho cominciato con un tirocinio – racconta – e poi, visto che la cosa era andata bene, mi hanno tenuto facendomi un contratto di apprendistato per cinque anni. Allora avevo la famiglia, a mio carico, perché mio padre non stava lavorando. Tra una cosa e l’altra riuscivo a portare a casa circa 1400 euro al mese. Lavoravo di notte e fino alle 10 del mattino. Ma poi le cose si sono complicate: purtroppo mi è venuta la sindrome bipolare, un disturbo dell’umore che non mi permette di lavorare di notte, quantomeno dopo mezzanotte-l’una, perché ho bisogno di dormire e di avere ritmi del sonno regolari. Per cui non ho più potuto lavorare nel panificio, perché lì lavoravo dalle 2 di notte alle 10 del mattino».
Il disturbo bipolare, dunque, cambia un po’ le cose, nella quotidianità di Roberto Luciano. Almeno all’inizio, dopo la scoperta della patologia, le modifica a tal punto che costringerlo a non fare più l’aiuto panettiere. Eppure, il giovane nuorese decide di non fermarsi e di andare avanti: si rivolge ai medici, ottiene tutte le cure e le attenzioni che gli sono necessarie per condurre una vita normale, riesce a recuperare la stabilità che gli serve per rimettersi in gioco e tuffarsi di nuovo nel mercato del lavoro. Ma si trova davanti un muro.
«Ho messo annunci dappertutto – racconta – su internet, Facebook, nei negozi, ho portato a mano decine e decine di curriculum in pizzerie e ristoranti per chiedere un lavoro come pizzaiolo o aiuto in cucina. Mi presento, mostro le mie esperienze di lavoro, i corsi da pizzaiolo, dico che se mi assumono avrebbero anche sgravi fiscali, oppure ricordo che se mi prendono come tirocinante non pagherebbero nulla, perché a pagarmi sarebbe la Regione. Eppure, evidentemente, non basta. Non so se è il mio disturbo, a creare timori, ma posso assicurare che non sono certo l’unico ad avere la sindrome bipolare e a condurre una vita normale. Chiedo solo questo: che mi diano una possibilità, la possibilità di lavorare, a giornate, di mettermi alla prova con le mie capacità, con quello che ho imparato. Ho diritto anch’io di sperare e di rendermi indipendente».
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