Porto, il Comune gioca le sue carte
di Paolo Merlini
Il sindaco Canzano confida che la Regione autorizzi l’attracco delle barche come avvenuto a Fertilia
3 MINUTI DI LETTURA
INVIATO A OROSEI. La soluzione per far sì che il porto nelle bocche a mare di Su Petrosu, dopo trent’anni di abusivismo, venga riconosciuto a tutti gli effetti come un approdo nautico è a portata di mano. Ci crede l’amministrazione guidata da Nino Canzano, alla ricerca di una svolta burocratica che potrebbe arrivare già il prossimo 3 settembre, quando a Cagliari si riunirà il comitato tecnico consultivo regionale per la pesca presieduto dall’assessore all’Agricoltura Pier Luigi Caria. In quell’occasione potrebbe arrivare l’atteso nulla osta per un utilizzo “promiscuo” delle bocche, che al momento sulla carta non sono altro che la via di sfogo delle acque dello stagno di Su Petrosu: partendo dall’esempio di Fertilia, si renderebbe finalmente legale ciò che avviene senza alcuna forma di autorizzazione da anni, e cioè l’attracco delle imbarcazioni. In questa fase molto delicata è un’impresa strappare una dichiarazione al sindaco Canzano, il quale comunque fa sapere che il Comune di Orosei mette sul piatto anche un finanziamento di 500mila euro per la messa in sicurezza del porto. «Sono fondi ottenuti dall’amministrazione Derosas negli anni scorsi per un progetto di riqualificazione delle bocche che rischiava di andare in perenzione e che siamo riusciti a salvare».
Nel frattempo sui diportisti e sulle attività lavorative legate alla nautica pesa l’ordinanza della capitaneria di Olbia, che intima lo sgombero entro pochi giorni. Anche in questo caso il Comune sta svolgendo un’opera di mediazione con la capitaneria («Voglio ringraziare il comandante Maurizio Trogu per la sensibilità che sta dimostrando verso il caso Orosei», dice Canzano). In attesa di una regolarizzazione di quello che di fatto è un porto da almeno trent’anni (attualmente nelle due bocche a mare, Su Portu alla Marina e Osala, sono ospitate circa 250 imbarcazioni), si intravede una soluzione in cui, risolti i più urgenti problemi di sicurezza, i natanti dei privati potranno restare attraccati alle banchine, mentre le attività commerciali dovranno utilizzare le boe esterne che il Comune starebbe per installare. In questo modo la situazione sarà più complicata da gestire per le attività di noleggio e diving esistenti nelle due bocche, che complessivamente insieme con il settore del rimessaggio danno lavoro a un centinaio di persone, ma al momento sembra l’unica soluzione praticabile.
Certo è che bocche a parte, l’intera zona a ridosso della Marina e al di qua dello stagno merita un sostanziale ripensamento. La strada è ancora un tratturo polveroso come lo era negli anni ’60. Per non parlare dello stretto e sinistramente scricchiolante ponte in legno e cemento che è costretto ad attraversare chi proviene dalle strade di penetrazione agraria (Il Comune ha appena affidato un incarico per verificarne l’effettiva sicurezza).
Un volta risolto il caso delle bocche al mare, l’amministrazione di Orosei vuole comunque realizzare un porto vero e proprio. Archiviata la proposta presentata lo scorso anno dalla società Waterfront Development Lybissonis srl, società facente capo all’ingegnere sassarese Giovanni Manconi, che includeva tre campi da golf , un hotel 5 stelle e 300 posti barca non lontano dalla foce del Cedrino, si fa strada l’ipotesi di un porto delle stesse dimensioni, limitato solo a banchine e servizi. Il costo? Quindici milioni che il Comune chiederà alla Regione, decisamente un po’ meno dei 90 milioni di fondi privati che la fantasiosa società sassarese era sicura di attirare a Orosei.
Nel frattempo sui diportisti e sulle attività lavorative legate alla nautica pesa l’ordinanza della capitaneria di Olbia, che intima lo sgombero entro pochi giorni. Anche in questo caso il Comune sta svolgendo un’opera di mediazione con la capitaneria («Voglio ringraziare il comandante Maurizio Trogu per la sensibilità che sta dimostrando verso il caso Orosei», dice Canzano). In attesa di una regolarizzazione di quello che di fatto è un porto da almeno trent’anni (attualmente nelle due bocche a mare, Su Portu alla Marina e Osala, sono ospitate circa 250 imbarcazioni), si intravede una soluzione in cui, risolti i più urgenti problemi di sicurezza, i natanti dei privati potranno restare attraccati alle banchine, mentre le attività commerciali dovranno utilizzare le boe esterne che il Comune starebbe per installare. In questo modo la situazione sarà più complicata da gestire per le attività di noleggio e diving esistenti nelle due bocche, che complessivamente insieme con il settore del rimessaggio danno lavoro a un centinaio di persone, ma al momento sembra l’unica soluzione praticabile.
Certo è che bocche a parte, l’intera zona a ridosso della Marina e al di qua dello stagno merita un sostanziale ripensamento. La strada è ancora un tratturo polveroso come lo era negli anni ’60. Per non parlare dello stretto e sinistramente scricchiolante ponte in legno e cemento che è costretto ad attraversare chi proviene dalle strade di penetrazione agraria (Il Comune ha appena affidato un incarico per verificarne l’effettiva sicurezza).
Un volta risolto il caso delle bocche al mare, l’amministrazione di Orosei vuole comunque realizzare un porto vero e proprio. Archiviata la proposta presentata lo scorso anno dalla società Waterfront Development Lybissonis srl, società facente capo all’ingegnere sassarese Giovanni Manconi, che includeva tre campi da golf , un hotel 5 stelle e 300 posti barca non lontano dalla foce del Cedrino, si fa strada l’ipotesi di un porto delle stesse dimensioni, limitato solo a banchine e servizi. Il costo? Quindici milioni che il Comune chiederà alla Regione, decisamente un po’ meno dei 90 milioni di fondi privati che la fantasiosa società sassarese era sicura di attirare a Orosei.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
