La Nuova Sardegna

Nuoro

«Pratosardo? Deve diminuire il costo del lavoro»

di Valeria Gianoglio
«Pratosardo? Deve diminuire il costo del lavoro»

L’ex presidente della Zir Secchi e altri imprenditori intervengono nel dibattito sollevato da Pittorra

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NUORO. «La svolta per rianimare Pratosardo e le sue aziende? Certo, la segnaletica, lo svincolo diretto per la 131, insieme all’apertura della caserma, sono cose che servono. Ma prima di tutto, per dare una mano alle aziende e a chi vuole investire, bisogna abbassare il costo del lavoro e le tasse. Abbassare l’Irap, quindi, e riportarlo a com’era con la precedente giunta regionale, al 30 per cento. Perché ora, pagando il 70 per cento di Irap, molte aziende non ce la fanno e non riescono più ad avere denaro per investire o per assumere». Dall’alto della sua lunga esperienza da imprenditore, di 10 anni trascorsi come presidente della zona industriale di Pratosardo, di panificatore provetto, e di vero pioniere della zona industriale di Nuoro – visto che le aziende di famiglia come la Fensek, nell’area, si sono insediate dalla fine degli anni Settanta – Giampietro Secchi ha una visione molto chiara di ciò che servirebbe a Pratosardo per rinascere. «Bisogna che la Regione si decida ad abbassare l’Irap – spiega – ovvero la tassa regionale sui dipendenti. Più ne hai, più paghi. Fino a qualche anno fa, si pagava al 30 per cento, la giunta Pigliaru, invece, l’ha portata al 70 per cento. Per fare un esempio, nelle nostre due aziende di Pratosardo, calcolando circa 18 dipendenti, si pagano oltre 32mila euro di Irap. Ecco, questo è uno dei problemi immediati da risolvere, soprattutto in un’area industriale come quella di Nuoro dove si sommano diverse difficoltà». Ma le parole e l’analisi lucida fatta negli ultimi giorni sul caso Pratosardo dal presidente del Consorzio di operatori della zona, Gianni Pittorra, ieri hanno sollevato anche altre reazioni, oltre a quella di Secchi, e altri spunti al ricco dibattito.

Secondo un altro degli imprenditori della zona industriale, Enrico Zoncheddu, titolare del centro revisioni auto e moto dal ’92, infatti, uno dei problemi di Prato risiede anche nel fatto che non sempre chi vi si insedia ha l’esperienza necessaria per lanciarsi nella nuova avventura. Perché, dice Zoncheddu, «non ci si può improvvisare imprenditori. «Pratosardo – spiega l’imprenditore – è commercialmente morta non per colpa dei politici a del sistema, ma per l’imperizia dei suoi operatori. Un artigiano può anche essere bravo nel suo lavoro artigianale ma questo non significa che sia altrettanto pronto a fare l’imprenditore di se stesso», e magari, dice Zoncheddu, un artigiano è abituato a far andare bene la sua bottega a Nuoro ma a Pratosardo la musica è diversa e bisogna abituarsi a tasse e imposte diverse.

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