Ragazzo scomparso, appello della madre: temo per la sua vita
di Alessandra Porcu
Da 18 giorni non si hanno più notizie di Manuele Careddu Parla anche un suo ex insegnante: «È un bravo ragazzo»
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MACOMER. Sono trascorsi 18 giorni, lunghissimi e interminabili giorni senza che Manuele Careddu abbia dato notizie di sé. «Maledico la sera di quel 12 settembre», dice in preda alla disperazione Fabiola Balardi, mamma del 18enne di Macomer scomparso. «Non riesco a pensare ad altro. Mi sforzo di essere una roccia, di essere coraggiosa. Voglio e devo continuare a sperare e a credere che mio figlio tornerà presto a casa, ma in alcuni momenti la disperazione mi assale. I cattivi pensieri si fanno strada e prendono il sopravvento. L'idea che possa essergli successo qualcosa di brutto, di grave è insostenibile. Insopportabile», sussurra quasi in lacrime Fabiola Balardi.
Manuele o Manu come lo chiama sua madre sembra essere svanito nel nulla. Di lui si sono perse le tracce alla stazione di Abbasanta. Dopo essere sceso dal pullman proveniente da Cagliari, dove il giovane aveva passato l'intera giornata, Manuele Careddu ha incontrato un gruppo di ragazzi, tra cui una giovane, poi da quel momento il blackout. Il cellulare di mamma Fabiola che Manuele aveva con sé si è spento o è stato spento di proposito. Anche per comprendere questo le forze dell'ordine proseguono incessanti le ricerche in tutta l'isola. «Le indagini vanno avanti», assicurano dalla Questura di Nuoro. Ma gli inquirenti non lasciano trapelare niente di più. La faccenda è delicata. A quanto parrebbe ora l'attenzione sarebbe concentrata su una pista in particolare, ma le bocche restano cucite. Intanto i familiari e gli amici di Manuele continuano ad aspettare. E tra i tanti appelli si aggiunge quello del suo ex professore di religione delle scuola Medie. «È sempre stato un ragazzino vivace, a volte un po' spavaldo. Ma sotto quell'armatura da duro, si nascondeva una persona buona e forse anche tanto, troppo fragile», ricorda con un velo di tristezza Giuseppe Tranchida. «Sono stato l'insegnante di Manuele per tre anni. Ero riuscito a instaurare con lui un rapporto di rispetto e di fiducia. Mi auguro davvero che al più presto faccia ritorno a casa. Manuele se puoi, dai notizie di te. Ti aspettiamo».
Manuele o Manu come lo chiama sua madre sembra essere svanito nel nulla. Di lui si sono perse le tracce alla stazione di Abbasanta. Dopo essere sceso dal pullman proveniente da Cagliari, dove il giovane aveva passato l'intera giornata, Manuele Careddu ha incontrato un gruppo di ragazzi, tra cui una giovane, poi da quel momento il blackout. Il cellulare di mamma Fabiola che Manuele aveva con sé si è spento o è stato spento di proposito. Anche per comprendere questo le forze dell'ordine proseguono incessanti le ricerche in tutta l'isola. «Le indagini vanno avanti», assicurano dalla Questura di Nuoro. Ma gli inquirenti non lasciano trapelare niente di più. La faccenda è delicata. A quanto parrebbe ora l'attenzione sarebbe concentrata su una pista in particolare, ma le bocche restano cucite. Intanto i familiari e gli amici di Manuele continuano ad aspettare. E tra i tanti appelli si aggiunge quello del suo ex professore di religione delle scuola Medie. «È sempre stato un ragazzino vivace, a volte un po' spavaldo. Ma sotto quell'armatura da duro, si nascondeva una persona buona e forse anche tanto, troppo fragile», ricorda con un velo di tristezza Giuseppe Tranchida. «Sono stato l'insegnante di Manuele per tre anni. Ero riuscito a instaurare con lui un rapporto di rispetto e di fiducia. Mi auguro davvero che al più presto faccia ritorno a casa. Manuele se puoi, dai notizie di te. Ti aspettiamo».
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