A Borore le associazioni fanno rete contro lo spopolamento
Il paese è la capitale della lotta alla desertificazione economica, sociale e culturale. La nascita della nuova realtà nel convegno promosso dal sodalizio Nino Carrus
BORORE. I dati ufficiali del gennaio scorso parlano chiaro. Anche Macomer, centro più grande del Marghine, si sta spopolando. Dopo mezzo secolo i suoi abitanti sono scesi sotto i 10 mila. Numeri allarmanti in linea col trend di una Sardegna che invecchia e fa scappare i giovani. E a cui occorre porre rimedio chiamando a raccolta tutte le forze. «Nella nostra isola – afferma Fausto Mura presidente dell’associazione Nino Carrus –, esistono tante organizzazioni che promuovono convegni, dibattiti e incontri sulla desertificazione economica, sociale e culturale delle zone interne. Il nostro obiettivo – aggiunge –, è quello di riunirle creando la Rete delle associazioni Sarde. Un progetto ambizioso al quale finora hanno deciso di aderire una quindicina di soggetti». Sono convinto che non esista altro modo per concretizzare gli sforzi fatti negli ultimi decenni» sottolinea il presidente. Le istanze e i princìpi portati avanti dai sostenitori della rinascita dei piccoli centri, costretti più di altri a subire gli effetti devastanti di crisi economica, decremento delle nascite, emigrazione e disoccupazione, devono avere un’unica e più ampia cassa di risonanza. Bisogna risvegliare le coscienze e parlare a tutti, governanti compresi. «È necessario dar gambe al progetto, riempirlo di contenuti utilizzando strumenti efficaci che consentano di passare dalla teoria alla pratica». Servono fatti, secondo l’associazione “Nino Carrus”.
E il convegno in programma il prossimo 19 ottobre alle 17 nella sala consiliare del Comune di Borore ne è la chiara dimostrazione. «Passaggio obbligato per la costituzione delle Rete»,dice Mura. Le idee sono chiare così come gli obiettivi che si vogliono raggiungere. Il primo è quello di organizzare una serie di iniziative che mettano al centro delle politiche pubbliche le zone interne e le loro problematiche. Il secondo prevede la creazione di un manifesto condiviso che proponga piani operativi capaci di restituire un ruolo nuovo, e perché no di primo piano, ai comuni e ai territori in sofferenza. Il terzo e ultimo, ambisce a promuovere una «mobilitazione di massa». Uomini e donne, adulti e ragazzi, tutti uniti per far sentire alle istituzioni il loro grido di aiuto. Per portare sui tavoli dei palazzi della politica le loro istanze, ma anche e soprattutto i suggerimenti e le possibili soluzioni utili a far riemergere realtà da troppo tempo confinate ai margini.
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