Morte sospetta in ospedale la Procura indaga 3 medici
di Kety Sanna
Pietro Todde era stato portato al San Francesco per una crisi respiratoria Secondo i familiari dell’80enne i sanitari hanno sottovalutato le sue condizioni
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NUORO. È stata aperta un’inchiesta sulla morte di un pensionato nuorese di 80 anni deceduto all’ospedale san Francesco dopo due settimane di ricovero. La famiglia ha presentato un esposto alla Procura della repubblica che ora intendere fare chiarezza sulle cause della morte di Pietro Todde e verificare l’eventuale sussistenza di profili di colpa in capo ai sanitari che l’hanno avuto in cura.
Il pm Ireno Satta, dopo l’immediato sequestro delle cartelle cliniche, ha disposto l’autopsia sul cadavere del pensionato, morto, stando al referto, a causa di una polmonite massiva bilaterale, una pericardite e uno scompenso cardio respiratorio acuto.
L’avviso di garanzia è stato notificato a tre medici del reparto di Malattie infettive: Antonina Carai (difesa dall’avvocato Giovanni Colli), Josè Maria Teresa Lai e Anna Maria Salerno (difese dall’avvocato Monica Macciotta). Ora la moglie e i figli di Pietro Todde (tutelati dall’avvocato Mauro Intagliata), scossi da una morte così improvvisa e inaspettata vogliono capire cosa sia successo. «Nostro padre – raccontano Pierangelo, Antonella, Stefania e Annalisa – è stato ricoverato la sera del 15 settembre perché aveva febbre altissima e dolori al petto. Già da qualche giorno lamentava pesantezza e difficoltà respiratorie. Era un uomo sano, non aveva mai sofferto di patologie particolari. Abbiamo chiamato il 118 e il personale, ritenendo la situazione ingestibile, ha deciso il trasferimento in ospedale. Dal Pronto soccorso – aggiungono i quattro fratelli – dopo averlo sottoposto a una serie di analisi, i medici hanno ipotizzato l’esistenza di un’infezione in corso a livello toracico. Uno specialista in ematologia, ha riscontrato un deficit di piastrine e globuli bianchi. Dal Pronto soccorso il trasferimento in Malattie infettive, al piano zero dell’ospedale, per poi finire in Otorino. Nostro padre – aggiungono i figli del pensionato – era stazionario ma lucido. Era stato sottoposto a Tac toracica per una sospetta embolia polmonare ma l’esito dell’esame era stato negativo».
I figli di Pietro Todde non si danno pace perché fino alla fine il loro familiare aveva lamentato difficoltà respiratorie. «Per lui è stato un calvario: per due settimane è stato sballottato da un reparto all’altro in attesa di future attività mediche che ci avrebbero dovuto tranquillizzare – aggiungono i quattro fratelli –. Dopo Otorino il ritorno in Malattie infettive per poi finire in Urologia. Il tutto secondo supposte disposizioni della Direzione sanitaria. Nostro padre in questa fase è stato sottoposto a tre trasfusioni. Tre giorni prima della morte – aggiungono – il ritorno nel reparto al piano zero. Dopo una visita cardiologica i medici hanno iniziato a parlare di una sospetta pericardite, poi confermata, a seguito della quale hanno disposto l’esecuzione di una radiografia toracica che ha evidenziato una macchia sospetta al polmone. I dolori al petto, a lui non erano mai passati. Da quel momento gli era stato dato l’ossigeno ma il giorno prima che morisse, il 28 settembre, gliel’avevano tolto. Vista la nostra perplessità ci hanno risposto che nostro padre respirava autonomamente. Fino alla fine i medici, non certi della causa della sua malattia, hanno ipotizzato una possibile infezione del sangue. Gli avrebbero dovuto fare una biopsia midollare all’esito di una Tac che era stata programmata per il 3 ottobre. Babbo però – concludono i fratelli Todde – è morto prima, il 29 settembre, per una polmonite. Inaccettabile nel 2018».
Il pm Ireno Satta, dopo l’immediato sequestro delle cartelle cliniche, ha disposto l’autopsia sul cadavere del pensionato, morto, stando al referto, a causa di una polmonite massiva bilaterale, una pericardite e uno scompenso cardio respiratorio acuto.
L’avviso di garanzia è stato notificato a tre medici del reparto di Malattie infettive: Antonina Carai (difesa dall’avvocato Giovanni Colli), Josè Maria Teresa Lai e Anna Maria Salerno (difese dall’avvocato Monica Macciotta). Ora la moglie e i figli di Pietro Todde (tutelati dall’avvocato Mauro Intagliata), scossi da una morte così improvvisa e inaspettata vogliono capire cosa sia successo. «Nostro padre – raccontano Pierangelo, Antonella, Stefania e Annalisa – è stato ricoverato la sera del 15 settembre perché aveva febbre altissima e dolori al petto. Già da qualche giorno lamentava pesantezza e difficoltà respiratorie. Era un uomo sano, non aveva mai sofferto di patologie particolari. Abbiamo chiamato il 118 e il personale, ritenendo la situazione ingestibile, ha deciso il trasferimento in ospedale. Dal Pronto soccorso – aggiungono i quattro fratelli – dopo averlo sottoposto a una serie di analisi, i medici hanno ipotizzato l’esistenza di un’infezione in corso a livello toracico. Uno specialista in ematologia, ha riscontrato un deficit di piastrine e globuli bianchi. Dal Pronto soccorso il trasferimento in Malattie infettive, al piano zero dell’ospedale, per poi finire in Otorino. Nostro padre – aggiungono i figli del pensionato – era stazionario ma lucido. Era stato sottoposto a Tac toracica per una sospetta embolia polmonare ma l’esito dell’esame era stato negativo».
I figli di Pietro Todde non si danno pace perché fino alla fine il loro familiare aveva lamentato difficoltà respiratorie. «Per lui è stato un calvario: per due settimane è stato sballottato da un reparto all’altro in attesa di future attività mediche che ci avrebbero dovuto tranquillizzare – aggiungono i quattro fratelli –. Dopo Otorino il ritorno in Malattie infettive per poi finire in Urologia. Il tutto secondo supposte disposizioni della Direzione sanitaria. Nostro padre in questa fase è stato sottoposto a tre trasfusioni. Tre giorni prima della morte – aggiungono – il ritorno nel reparto al piano zero. Dopo una visita cardiologica i medici hanno iniziato a parlare di una sospetta pericardite, poi confermata, a seguito della quale hanno disposto l’esecuzione di una radiografia toracica che ha evidenziato una macchia sospetta al polmone. I dolori al petto, a lui non erano mai passati. Da quel momento gli era stato dato l’ossigeno ma il giorno prima che morisse, il 28 settembre, gliel’avevano tolto. Vista la nostra perplessità ci hanno risposto che nostro padre respirava autonomamente. Fino alla fine i medici, non certi della causa della sua malattia, hanno ipotizzato una possibile infezione del sangue. Gli avrebbero dovuto fare una biopsia midollare all’esito di una Tac che era stata programmata per il 3 ottobre. Babbo però – concludono i fratelli Todde – è morto prima, il 29 settembre, per una polmonite. Inaccettabile nel 2018».
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