Tutti d’accordo sulla Fondazione
di Paolo Merlini
Pace tra Comune e Regione dopo il disegno di legge che salva l’ente e manda in pensione il consorzio
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NUORO. Sono passati meno di due anni, ma sembra trascorsa un’era geologica da quando, nel novembre 2016, il Comune di Nuoro e la maggioranza che governa la Regione si fronteggiarono aspramente sul futuro del consorzio bibliotecario Satta. La giunta Soddu temeva che la presenza istituzionale della Regione nel consorzio limitasse il ruolo del Comune; il relatore della legge sul riordino degli enti locali Roberto Deriu cercava invano di spiegare che con la fine delle province, allora data per imminente con la riforma costituzionale targata Renzi, la Satta avrebbe chiuso i battenti o quasi. Come sappiamo le province ci sono ancora, ma i soldi a disposizione degli enti locali sono sempre meno, e tali da non consentire il funzionamento di una macchina come la Satta che costa un milione e mezzo di euro l’anno. Raccoglie consensi unanimi, perciò, il disegno di legge della giunta regionale che trasforma il consorzio bibliotecario in una fondazione dove la Regione è il socio di maggioranza, quello insomma che sgancia il grosso dei finanziamenti, ma anche Comune e Provincia hanno voce in capitolo (ma non è ancora chiaro quanto dovranno versare).
L’assessore regionale alla Cultura Giuseppe Dessena ieri era nella sede storica della biblioteca, in piazza Asproni, per illustrare le novità della legge per la fondazione Satta che è stata approvata dalla giunta Pigliaru la scorsa settimana. Il prossimo passo è l’approvazione da parte del consiglio regionale, che – come ha ricordato Roberto Deriu, presente anche lui – ha soltanto due sedute utili, il 16 e il 23 ottobre, prima della discussione del bilancio come ultimo atto dell’attuale legislatura (è possibile saltare il passaggio in commissione cultura se i capigruppo di metteranno d’accordo). Una corsa contro il tempo, dunque, anche se il salvagente per la Satta ormai è stato lanciato e difficilmente qualcuno si prenderà la responsabilità di affondarlo. Dessena è ottimista sul fatto che la fondazione si farà e non nasconde che sarà proprio la giunta Pigliaru a nominarne il primo presidente.
Sul piatto la Regione mette una dotazione finanziaria che passa da un contributo annuale di circa 200mila a 500mila euro. A questi vanno aggiunti altri 300mila euro, cioè la somma che la stessa Regione impegna ogni anno per garantire i servizi, affidandoli – come è accaduto per decenni con una cooperativa – a una società esterna. La gara per questo aspetto affatto marginale (oggi la Satta, con gli ultimi pensionamenti, ha 9 dipendenti e appena due bibliotecari) dovrebbe essere portata a termine nel giro di qualche mese: sono tre le imprese che hanno partecipato al bando.
Se Dessena parla di svolta storica e necessaria, e così il commissario della Provincia Costantino Tidu, è d’accordo anche il vice sindaco Sebastian Cocco. «Ha prevalso il buon senso di restituire alla Satta quella sicurezza giuridica e finanziaria che da troppo tempo si cercava», dice, ma fa capire che il Comune non avrà un ruolo da spettatore: «La Regione mette un sigillo importante, ma il timbro culturale deve essere messo dagli enti locali, che devono rendere appetibile la biblioteca anche ad altri enti pubblici e privati: case editrici, librerie, cittadini che possano renderla un centro di cultura contemporanea». Una sostanziale autonomia ribadita dall’assessore Dessena: «Comune e Provincia non sono in grado di sopportare il peso finanziario della gestione della biblioteca, ma la loro presenza è fondamentale nella politica di governance. Sono convinto che la fondazione sia la forma giuridica e organizzativa più adeguata nella gestione dei beni e delle attività culturali, come altre realtà ci dimostrano».
L’assessore regionale alla Cultura Giuseppe Dessena ieri era nella sede storica della biblioteca, in piazza Asproni, per illustrare le novità della legge per la fondazione Satta che è stata approvata dalla giunta Pigliaru la scorsa settimana. Il prossimo passo è l’approvazione da parte del consiglio regionale, che – come ha ricordato Roberto Deriu, presente anche lui – ha soltanto due sedute utili, il 16 e il 23 ottobre, prima della discussione del bilancio come ultimo atto dell’attuale legislatura (è possibile saltare il passaggio in commissione cultura se i capigruppo di metteranno d’accordo). Una corsa contro il tempo, dunque, anche se il salvagente per la Satta ormai è stato lanciato e difficilmente qualcuno si prenderà la responsabilità di affondarlo. Dessena è ottimista sul fatto che la fondazione si farà e non nasconde che sarà proprio la giunta Pigliaru a nominarne il primo presidente.
Sul piatto la Regione mette una dotazione finanziaria che passa da un contributo annuale di circa 200mila a 500mila euro. A questi vanno aggiunti altri 300mila euro, cioè la somma che la stessa Regione impegna ogni anno per garantire i servizi, affidandoli – come è accaduto per decenni con una cooperativa – a una società esterna. La gara per questo aspetto affatto marginale (oggi la Satta, con gli ultimi pensionamenti, ha 9 dipendenti e appena due bibliotecari) dovrebbe essere portata a termine nel giro di qualche mese: sono tre le imprese che hanno partecipato al bando.
Se Dessena parla di svolta storica e necessaria, e così il commissario della Provincia Costantino Tidu, è d’accordo anche il vice sindaco Sebastian Cocco. «Ha prevalso il buon senso di restituire alla Satta quella sicurezza giuridica e finanziaria che da troppo tempo si cercava», dice, ma fa capire che il Comune non avrà un ruolo da spettatore: «La Regione mette un sigillo importante, ma il timbro culturale deve essere messo dagli enti locali, che devono rendere appetibile la biblioteca anche ad altri enti pubblici e privati: case editrici, librerie, cittadini che possano renderla un centro di cultura contemporanea». Una sostanziale autonomia ribadita dall’assessore Dessena: «Comune e Provincia non sono in grado di sopportare il peso finanziario della gestione della biblioteca, ma la loro presenza è fondamentale nella politica di governance. Sono convinto che la fondazione sia la forma giuridica e organizzativa più adeguata nella gestione dei beni e delle attività culturali, come altre realtà ci dimostrano».
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