Soddu: in Consiglio si consuma una faida, violata la democrazia
di Francesco Pirisi
Il sindaco furente all’indomani del veto dell’opposizione «La surroga è nei fatti, Rojch è la prima dei non eletti»
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NUORO. Lo scontro politico s’impadronisce del consiglio comunale, che rinvia ancora punti fondamentali quali il consuntivo per il 2017 e gli equilibri di bilancio di metà annata. Martedì ancora una conferma. L’assemblea si è fermata sulla surroga in consiglio della neo-assessora Eleonora Angheleddu con la prima dei non-eletti dell’Italia in Comune (ex La Base), Marilena Rojch. Tanto da bloccare il prosieguo dell’esame dell’ordine del giorno, con un nuovo rinvio anche del conto consuntivo. Il cambio di guardia nei banchi della maggioranza era affidato a una delibera, che nel momento del voto ha però visto impattare i 12 voti della maggioranza con altrettanti negativi dell’opposizione. Componente con la quale hanno votato anche i tre consiglieri del Psd’Az, usciti dalla coalizione di maggioranza dopo il noto dissidio col sindaco Andrea Soddu e il suo gruppo politico.
Più del risultato “senza infamia e senza lode”, nella bagarre successiva ha pesato tuttavia la diversa interpretazione data dalle parti in causa. Quella del sindaco Soddu e del segretario comunale, Antonino Puledda, convinti che «il voto non poteva essere politico, ma solo per sventare eventuali cause d’incompatibilità». Dopodiché l’ingresso di Rojch sarebbe dovuto essere automatico, «perché legittimata all’incarico dall’elezione popolare». Lettura rifiutata dall’opposizione, che ieri ha ribadito: «Abbiamo svolto con responsabilità il nostro ruolo di consiglieri eletti, esercitando il diritto di voto su una delibera così come ci è stata proposta».
L’ingresso di Rojch è dunque rinviato. Il segretario Puledda ai margini della seduta ha spiegato la volontà di approntare una delibera “ad hoc”, che supporti l’automatismo della surroga, così come sancito da alcune sentenze della giustizia amministrativa e dallo stesso ministero dell’Interno, sempre che il consiglio comunale non presenti eccezioni di incompatibilità. Sui tempi per l’atto, c’è l’indicazione dei 10 giorni, prima che si debba sottostare a un intervento risolutivo dell’organo superiore.
L’interesse maggiore per fare in fretta è del sindaco Soddu e della nuova giunta, nominata dieci giorni fa, ma ancora con soli quattro assessori, che dovrebbero salire a sette. Perché il voto in più in aula risulta l’unica possibilità di deliberare nell’assemblea e proseguire nell’amministrazione della città. Da tempo i nove consiglieri della minoranza la definiscono una situazione di non ritorno: «Soddu piuttosto che dimettersi preferisce la paralisi dell’attività amministrativa. La sua strategia sembra essere diventata la fuga. Ha cominciato ritirando la proposta di delibera sugli equilibri di bilancio, per paura di andare sotto nella votazione. Due giorni fa, piuttosto che intervenire in aula, ha rilasciato dichiarazioni attraverso un comunicato, evidentemente incapace di sostenere il confronto in consiglio comunale».
La nota evocata è quella appunto successiva alla mancata surroga di Rojch. Con un Soddu senza remore e deciso a scagliarsi contro gli oppositori: «Nell’ultima seduta c’è stato un assalto alle regole democratiche e di buonsenso di questo paese. L’opposizione ha votato contro una prassi che è sempre stata seguita all’interno di un consesso democratico». Prima dell’affondo: «L’opposizione ha innescato un clima da faida per propri interessi personali e di partito. La crisi di cui si parla da mesi, non è una crisi politica, ma solo un becero regolamento di conti per delle cariche non assegnate».
Più del risultato “senza infamia e senza lode”, nella bagarre successiva ha pesato tuttavia la diversa interpretazione data dalle parti in causa. Quella del sindaco Soddu e del segretario comunale, Antonino Puledda, convinti che «il voto non poteva essere politico, ma solo per sventare eventuali cause d’incompatibilità». Dopodiché l’ingresso di Rojch sarebbe dovuto essere automatico, «perché legittimata all’incarico dall’elezione popolare». Lettura rifiutata dall’opposizione, che ieri ha ribadito: «Abbiamo svolto con responsabilità il nostro ruolo di consiglieri eletti, esercitando il diritto di voto su una delibera così come ci è stata proposta».
L’ingresso di Rojch è dunque rinviato. Il segretario Puledda ai margini della seduta ha spiegato la volontà di approntare una delibera “ad hoc”, che supporti l’automatismo della surroga, così come sancito da alcune sentenze della giustizia amministrativa e dallo stesso ministero dell’Interno, sempre che il consiglio comunale non presenti eccezioni di incompatibilità. Sui tempi per l’atto, c’è l’indicazione dei 10 giorni, prima che si debba sottostare a un intervento risolutivo dell’organo superiore.
L’interesse maggiore per fare in fretta è del sindaco Soddu e della nuova giunta, nominata dieci giorni fa, ma ancora con soli quattro assessori, che dovrebbero salire a sette. Perché il voto in più in aula risulta l’unica possibilità di deliberare nell’assemblea e proseguire nell’amministrazione della città. Da tempo i nove consiglieri della minoranza la definiscono una situazione di non ritorno: «Soddu piuttosto che dimettersi preferisce la paralisi dell’attività amministrativa. La sua strategia sembra essere diventata la fuga. Ha cominciato ritirando la proposta di delibera sugli equilibri di bilancio, per paura di andare sotto nella votazione. Due giorni fa, piuttosto che intervenire in aula, ha rilasciato dichiarazioni attraverso un comunicato, evidentemente incapace di sostenere il confronto in consiglio comunale».
La nota evocata è quella appunto successiva alla mancata surroga di Rojch. Con un Soddu senza remore e deciso a scagliarsi contro gli oppositori: «Nell’ultima seduta c’è stato un assalto alle regole democratiche e di buonsenso di questo paese. L’opposizione ha votato contro una prassi che è sempre stata seguita all’interno di un consesso democratico». Prima dell’affondo: «L’opposizione ha innescato un clima da faida per propri interessi personali e di partito. La crisi di cui si parla da mesi, non è una crisi politica, ma solo un becero regolamento di conti per delle cariche non assegnate».
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