Nuoro, dopo il rogo un anno di solidarietà e la sartoria Gabba è rinata
Dal giorno dell'incendio distruttivo il titolare Giampaolo ha ricevuto aiuto materiale e sostegno morale "da tutta l'isola" per riavviare la sua attività
NUORO. «Io sono la prova che la solidarietà esiste, ed è tanta anche nel settore del commercio. La prova del grande cuore dei nuoresi, di tanti colleghi, della gente comune. Mi sono arrivate offerte di aiuto persino da sardi che vivono a Strasburgo, da tanti artigiani sparsi in tutta la nostra isola, da molti colleghi e amici, ma anche da persone che nemmeno conoscevo». Un anno fa, di questi tempi, Giampaolo Gabba si faceva largo tra il fumo e le fiamme che, a causa di un corto circuito che si era sprigionato da una presa elettrica, avevano devastato la sua sartoria artigianale e annessa rivendita nel cuore di Nuoro, in via Spanu, a pochi passi dal corso Garibaldi e dalla Cattedrale.
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Un anno fa, in queste ore, dopo aver ringraziato i vigili del fuoco per aver fatto tutto il possibile e salvato il salvabile, Giampaolo Gabba, mesto ma risoluto, risaliva nel suo appartamento, si infilava una camicia bianca, mandava giù un piccolo sorso di rum per darsi forza – «il primo e unico – dice – in vita mia» – e usciva per le strade di Nuoro a cercare un nuovo lavoro. «Ero disperato – racconta oggi – in poche ore, quella notte, avevo perso tutto. Il lavoro di tanti anni, i vestiti che avevo ormai quasi finito di cucire e confezionare, decine e decine di metri di stoffa e orbace. Dovevo cercarmi un nuovo lavoro, dunque, ero disposto a fare qualsiasi cosa, stavo pensando anche a emigrare su al nord, dove c’è mia figlia. Ma poi è accaduto il miracolo». Quello che chiama “miracolo”, per Giampaolo Gabba, in realtà è stato il trillo insistente del citofono di casa. «Scendi giù subito che ti devo parlare», gli ha detto il cugino Sandro Cocco, commerciante anche lui. «E niente – racconta oggi Giampaolo Gabba – sono sceso giù e Sandro mi ha detto “Tieni, questa busta è per te. Un piccolo aiuto da parte di noi cugini, un piccolo aiuto perché vogliamo che tu riprenda a lavorare”. Sono rimasto così, senza parole. Ma la cosa ancora più bella è che quello è stato solo l’inizio. Perché dal quel momento, nella mia sartoria devastata dal fumo e dalle fiamme, c’è stato un lungo pellegrinaggio di persone che erano pronte a darmi una mano per ricominciare a lavorare, e per ricominciare davvero a vivere». Quella grande ondata di amicizia e vicinanza, Giampaolo Gabba l’ha impressa, nome per nome, in un cartellone scritto a mano che custodisce nella sua sartoria rinata a nuova vita.
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«Eccolo qui – dice, con gli occhi che gli brillano – eccolo qui il cartello con i nomi dei miei benefattori». Tra quelle righe scorre il buon cuore di commercianti nuoresi, di amici sardi, dei muratori che gli hanno rimesso in sesto il negozio, di chi gli ha messo a disposizione in modo gratuito il materiale per rifare l’impianto elettrico, o magari gli ha donato, generosamente, un piccolo arredo per la sartoria.
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E così, come l’araba fenice, la sartoria Gabba un anno dopo ha spazzato via per sempre il ricordo di quella notte di fuoco, fumo e disperazione. Profuma di lavoro, lino e orbace, sa di tinte naturali e anche di tanta passione. «Cosa posso dire? Da questa esperienza, dall’incendio, ho imparato tante cose. Ho imparato, soprattutto, a ricredere con forza nella bontà delle persone, nell’aiuto reciproco, nel valore dell’amicizia e nella bellezza dell’animo umano. Ecco, vorrei solo dire a tutti “grazie”. Grazie a ognuno di voi. In Sardegna succedono miracoli».
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