La Nuova Sardegna

Nuoro

A Nuoro tra sporcizia, topi e degrado degli alloggi popolari

Giusy Ferreli
A Nuoro tra sporcizia, topi e degrado degli alloggi popolari

I due volti dell’edilizia pubblica tra incuria e interventi di risparmio energetico

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NUORO. Novecento alloggi popolari che Area, l’azienda regionale per l’edilizia abitativa, ha diviso in due settori: Nuoro 1 e Nuoro 2. Una graduatoria vecchia di anni, in attesa di essere aggiornata dal Comune, che non contempla tutte le famiglie che hanno diritto ad un’abitazione. Sono questi gli strumenti con i quali le istituzioni contrastano la fame di casa che a Nuoro va di pari passo con la crisi economica. I numeri parlano chiaro: sono oltre 350 le richieste di un alloggio arrivate sulla scrivania di Valeria Romagna, assessore comunale ai Servizi sociali ma, a fronte di questa situazione che pure pare emergenziale, solo cinque nuclei familiari occupano abusivamente gli alloggi popolari mentre un sesto è in via di regolarizzazione.

È quanto emerge dalla relazione che i vertici dell’azienda regionale hanno inviato di recente in Prefettura secondo le recenti le disposizioni del decreto sicurezza voluto dal ministro dell’Interno Matteo Salvini. Il panorama dell’edilizia popolare in città è quanto mai variegato. Accanto ad alcuni complessi più recenti e decorosi ci sono edifici che pagano il tributo allo scorrere del tempo e alle mancate manutenzioni. E spesso le due realtà convivono a poca distanza l’una dall’altra. In viale Costituzione, a pochi metri dalle ordinate palazzine color mattone che poco hanno da invidiare agli edifici di altri quartieri cittadini ci sono realtà ben diverse.

Basta, infatti, scendere i pochi gradini delle case popolari dell’ex Iacp di via Kandinskij per vivere un’esperienza straniante. «Qui viviamo nel degrado, tra i topi e la sporcizia» è la denuncia, anonima. Sembra di essere entrati in un girone dantesco che partendo dagli appartamenti ricavati nel piano interrato, e senza numero civico, si sviluppa in alto per diversi piani. Gli undici piccoli locali, adibiti inizialmente a cantine e poi trasformati in monolocali angusti da quaranta metri quadri in virtù di una logica bislacca, si aprono su uno scenario difficile da dimenticare. Nel cortile si stagliano cumuli di inerti e vecchi sanitari, rimasugli di interventi di qualche ristrutturazione, assieme a bustoni neri colmi di spazzatura. Una bambola malandata, protagonista di chissà quali giochi infantili, giace riversa sul cemento. Tra i condomini di via Kandinskij c’è Angelo Ganga, 64 anni. La facciata linda e fresca di pittura del suo appartamentino fa a cazzotti con il degrado che regna sovrano a pochi metri di distanza. «Certo non mi fa piacere avere questo spettacolo intorno, ma tant’è» dice sconsolato. Poco distante vivono altre due famiglie che sono state regolarizzate dopo anni di occupazione abusiva ma c’è anche una casa regolarmente assegnata che rimane vuota per parecchi mesi all’anno. Nei “piani alti” non tutto sembra funzionare nel migliore dei modi. La centrale termica nuova di zecca è entrata in funzione per pochissimo tempo. Non tutti hanno provveduto a pagare il riscaldamento e Area ha staccato tutto. Così anche chi era in regola con i pagamenti ha dovuto arrangiarsi. Le difficoltà non mancano e per stessa ammissione dei responsabili di Area nel complesso di via Kandinskij ci sono alcune situazioni poco chiare. Si devono poi aggiungere i ritardi nelle manutenzioni perché la Centrale unica di committenza non ha ancora fatto i bandi. «Facciamo il possibile per intervenire con rapidità» dice l’architetto Giovanni Larocca Conte, responsabile della manutenzione. Così i quattro interventi straordinari di efficientamento energetico, costati alle casse dell’azienda un milione e 800mila euro, rappresentano la riposta migliore alle difficoltà.

«Abbiamo realizzato i “capotti” in decine di alloggi in via Sant’Antioco, via Repubblica, via Rossini e via Zuddas. Questo – conclude il tecnico – consentirà agli assegnatari di risparmiare notevolmente sulle bollette».

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