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Nuoro

Arbatax, l’allenatore con la valigia che ha girato il mondo

Lamberto Cugudda
Arbatax, l’allenatore con la valigia che ha girato il mondo

Ha guidato importanti squadre di calcio in Indonesia, Iraq, Macedonia e Malta

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ARBATAX. Allenare in Indonesia con un pitone di quattro metri dietro la rete del portiere, guidare le formazioni della squadra di Erbil (Iraq) a 100 chilometri dalla capitale dell’Isis, o quella della città di Skopje (in Macedonia) dove nacque madre Teresa di Calcutta. Questo e altro ancora, racconta la vita da allenatore di calcio giramondo di Pino (noto Pinuccetto) Murgia, 54 anni, nato e cresciuto ad Arbatax e con il cuore sempre nella sua terra. Dopo avere giocato a calcio in gioventù, con buoni risultati, in diverse formazioni, fra cui l’Us Tortolì, il mister arbataxino ha allenato la prima squadra tortoliese e di altri centri isolani. Poi c’è stata la Toscana. Per alcuni anni lo ha fatto anche a Malta (con alcune formazioni della massima serie e della B) e in Romania. A Malta, con la formazione Sliema Wanderers, da allenatore in seconda (e responsabile settore giovanile) conquistò la qualificazione in Europa League. Da sempre grandissimo tifoso dell’Inter e di Mourinho, in questo periodo è nell’isola e sta valutando alcune offerte.

«Andare a lavorare all’estero – afferma Pino Murgia – ti apre alla conoscenza di altre culture e religioni. Ti insegna a rispettare tutto e tutti. La cosa che più mi ha sorpreso, sia in Indonesia che in Iraq dove ho allenato l’Erbil Sport Club, la squadra più titolata nella Premier League in quel Paese, è che i ragazzi delle formazioni giovanili, ogni volta che arrivavi al campo per gli allenamenti, si schieravano in fila e facevano un inchino a tutto lo staff tecnico in segno di rispetto». Riguardo ancora alla sua esperienza a Erbil, città che conta 1,3 milioni di abitanti, capoluogo del governatorato di Arbil e della regione del Kurdistan iracheno, Murgia ricorda quando appena arrivato i suoi assistenti improvvisamente si assentavano. «Era luglio, non sapevo – racconta – che andavano a pregare per il Ramadan. E così raggiungemmo un accordo: si assentavano a turno. Rimasi anche scioccato quando un mio assistente, mi fece vedere la foto di un suo nipote, che mentre andava a scuola, a 80 chilometri da Arbil, venne colpito dallo spostamento d’aria di un bus fatto saltare in aria. Il ragazzo di 16-17 perse gran parte del naso e della bocca. Mi disse che sognava di fare un plastica facciale in Italia».

Pino Murgia consiglia la sua esperienza di giramondo ai giovani. «Non devono avere paura di aprirsi alla vita e di andare in nuovi Paesi. È vero che a me, da quando ho iniziato a girare per il mondo per allenare, ovvero da 13 anni, sono sempre mancati moltissimo i familiari, in primis mia moglie, mia figlia e mio figlio. Ma confrontarsi con altre culture ti porta a riflettere seriamente sulla vita. Sulla necessità di dare solidarietà e aiuto a quanti hanno bisogno. E avere massimo rispetto di tutti, senza alcuna distinazione».

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