La Nuova Sardegna

Nuoro

Una caserma per l’eroe di Herat

di Luciano Piras
Una caserma per l’eroe di Herat

L’intitolazione a Mauro Gigli, morto in Afghanistan. Il generale Di Stasio ai familiari: «Grande uomo»

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NUORO. «Un grande militare, un grande uomo». Questo è stato Mauro Gigli, sottotenente morto nel 2010 a pochi chilometri da Herat, Afghanistan, quando aveva appena 41 anni, in seguito all’esplosione di una bomba artigianale. Medaglia d’oro al valor militare e croce d’onore alla memoria, «pur in turno di riposo, si offriva di effettuare la neutralizzazione di un ordigno che metteva a repentaglio la sicurezza della popolazione civile e del personale militare». Così lo ha ricordato il comandante della Brigata Sassari, generale Andrea Di Stasio, particolarmente emozionato ieri mattina a Pratosardo, nel corso della cerimonia ufficiale di intitolazione della caserma del nuovo distaccamento del 152° reggimento fanteria dei sassarini: Caserma Mauro Gigli. Presenti il sindaco Andrea Soddu, il prefetto Carolina Bellantoni, il vescovo monsignor Mosè Marcia e numerose altre autorità civili e militari, il generale Di Stasio ha ringraziato in particolar modo la famiglia del militare caduto in Afghanistan, la moglie e i due figli in primis.

Originario di Sassari, dove è nato e cresciuto fino all’età di 13 anni, Mauro Gigli era un esperto artificiere in forza al 32° reggimento genio guastatori della Brigata Alpina Taurinense. «Rendiamo onore oggi al nostro compagno, a un grande militare decorato di medaglia d’oro e a un grande uomo» ha sottolineato ancora il comandante della Brigata Sassari. «Nell’occasione abbracciamo la sua bella famiglia e rendiamo grazie a lui e ai suoi cari per il grande esempio di altruismo che ci ha lasciato».

«Dopo aver disarticolato un primo dispositivo – recita la motivazione firmata dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che nel 2012 gli aveva conferito la medaglia d’oro al valor militare –, avvedutosi di una seconda trappola letale, senza indugio alcuno, accortosi dell’imminente pericolo, decideva di donare gli ultimi momenti della sua vita per allontanare i presenti piuttosto che porre se stesso al riparo. Improvvisamente, mentre del personale riusciva a porsi in salvo, veniva investito dall’esplosione dell’ordigno, perdendo la vita. Fulgido esempio di coraggio e altruismo ispirati alle migliori tradizioni dell’Esercito». Toccante il momento dello scoprimento della targa all’ingresso della caserma di Pratosardo. «Siamo molto felici di questo riconoscimento – è riuscita a dire la moglie del sottotenente, davanti ai due figli (uno è militare come il padre, l’altro ancora studente –. Mauro era un uomo determinato, amava il suo lavoro in maniera viscerale. Era in Afghanistan da quattro mesi, doveva tornare a casa la settimana dopo... purtroppo il destino ha deciso altro».

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