La Nuova Sardegna

Nuoro

«C’è poco da esultare, la partita Testimonzos è ancora da giocare»

di Paolo Merlini
«C’è poco da esultare, la partita Testimonzos è ancora da giocare»

Nuoro, il consorzio dei proprietari interviene dopo la sentenza. «Al Comune abbiamo chiesto una variante al Puc»

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NUORO. «Capisco l’entusiasmo dei lottisti che hanno ricorso contro l’ordinanza del Comune e hanno visto le loro ragioni accolte dal Tar, ma non vorrei che si ingenerassero false speranza in merito alla soluzione del caso Testimonzos. Soluzione che risiede unicamente, lo ribadisco, nell’esito positivo del cammino del consorzio di proprietari, unico soggetto riconosciuto dalle norme d’attuazione del Piano urbanistico». Giovanni Murru, presidente del Consorzio Sa Cuncordia, il soggetto giuridico chiamato a raccogliere i lottisti abusivi di Testimonzos e guidarli nel percorso verso la legalità, ha pochi dubbi. Nessun tentativo di opporsi alla legittima soddisfazione dei circa quaranta lottisti, spiega, che hanno presentato ricorso contro l’ordinanza comunale che un anno fa acquisiva al patrimonio pubblico lotti e terreni. Da parte sua e del suo vice Salvatore Savelli, piuttosto, un richiamo all’unità in una fase cruciale del caso Testimonzos.

Presidente Murru, perché a suo avviso la sentenza del Tar non risolve il problema Testimonzos?
«I giudici, in due diverse sentenze, hanno evidenziato un errore formale del Comune nell’ordinanza, e cioè di non aver fatto alcun riferimento al piano di risanamento previsto dal Puc tramite il consorzio tra lottisti. Ma hanno respinto la domanda di risarcimento del danno, condannando il Comune, che neppure si era costituito in giudizio, unicamente al pagamento delle spese processuali. Ma venuta a mancare l’ordinanza di acquisizione al patrimonio pubblico, resta il fatto che senza il raggiungimento degli obiettivi del consorzio non si ottiene alcun risultato».

Per proporre un piano di risanamento il consorzio deve comprendere il 75% delle aree. Un anno fa avevano aderito i proprietari di aree pari al 40%. Ora a che punto siete?
«Purtroppo siamo fermi alla stessa percentuale. Il motivo? Dopo trent’anni di battaglie è comprensibile che da parte dei cittadini vi sia un senso di sfiducia verso le istituzioni. Poi ci sono i limiti fissati dal Puc, dei quali siamo venuti a conoscenza solo dopo uno studio approfondito delle carte. Mi riferisco al fatto che i proprietari di aziende agricole, estese per circa 200 ettari dei 533 interessati dall’intero piano, lamentano legittimamente di non volere far parte del consorzio perché vogliono proseguire la loro attività. Per questo motivo abbiamo chiesto al sindaco e all’ufficio urbanistica, in un recente incontro, di scorporare queste aree dal piano».

Qual è stata la risposta?
«Il sindaco e i tecnici hanno trovato ragionevoli le nostre obiezioni, insieme con il fatto che esiste un’evidente sperequazione tra determinate aree: nelle più fortunate c’è un indice volumetrico pari a 0,89 metri cubi per metro quadro, in altre è lo 0,50, in altre ancora non si prevede alcun volume edificabile ma solo un credito edilizio. È evidente che i proprietari di queste aree si sentano discriminati e non vogliano entrare a far parte del consorzio».

Cosa chiedete dunque al Comune?
«Chiediamo una variante alle norme tecniche di attuazione del piano urbanistico comunale. È il passo necessario perché il consorzio possa raggiungere entro il termine previsto, il 2020, la soglia del 75% delle aree. Altrimenti sarà tutto tempo perso, e la soluzione del caso Testimonzos non arriverà mai».

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