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cronaca

La “nomade” maga del flauto traverso

Michela ha suonato per Cristiano De Andrè: l’11 gennaio sarà a Macomer


19 dicembre 2018 di Alessandra Carta ; w


BORTIGALI. Lei si definisce una nomade “isolana”. Da un paio d’anni, andando controtendenza, si è trasferita nel Marghine, a Bortigali. Cristiano De Andrè, quando la vide per la prima volta nel 1996, le chiese se fosse un extraterrestre. Michela Calabrese è tante cose, ma soprattutto una musicista appassionata. Forse è per questo che col suo flauto traverso riesce a trasportare chi l’ascolta in mondi lontani, sconosciuti e affascinanti. Nata in Sicilia, da padre siculo e madre sarda, all’età di nove anni si trasferì a Cagliari. Poco più che maggiorenne decise di andare in Sud America. «Quel viaggio fu iniziatico per me – confessa – Praticamente sola, attraversai Perù, Bolivia, Giamaica e Brasile. Rimasi in Amazzonia per quattro mesi. Quando tornai in Sardegna non fui più la stessa. Quei popoli, quelle culture e quei colori mi cambiarono per sempre. Tornai a casa con un bagaglio di esperienze nuovo, ricco. Da quel momento imboccai la mia strada».

Michela decise di trasferirsi a Roma, dove rimase per sette anni. Lei che già suonava l’armonica e la chitarra un giorno, per caso, fu folgorata dal flauto traverso. Il suono graffiato, che caratterizza la sua musica, le permise di riprodurre melodie di ogni genere, comprese quelle andine cui tanto era legata. Michela Calabrese trasformò le strade della Capitale in un palcoscenico a cielo aperto. Con la sua street art arrivò a Milano e a Perugia. E poi, calcò i palchi di famosi locali di Parigi e New York. Ma la sua vita cambiò una sera del 1996 quando Cristiano De Andrè la sentì suonare. Il funky e l’acid jazz suonati alla sua maniera lo rapirono. Otto mesi più tardi Michela Calabrese si ritrovò in uno studio di registrazione a Milano con affianco Fabrizio De Andrè. «Non dimenticherò mai quel momento. Mi chiese di incidere con lui “Le acciughe fanno il pallone” brano del suo ultimo album “Anime salve”. Per me è stato il coronamento di un sogno» racconta. Da allora Michela Calabrese ha continuato a fare musica in giro per il mondo. Oltre al diploma in solfeggio al Conservatorio di Cagliari, ha ottenuto anche quello in flauto jazz all'Accademia Civica di Jazz a Milano. Sembra che il suo motto nella vita sia: “Chi si ferma è perduto”. «Bisogna sempre mettersi in gioco e accettare col sorriso le sfide che la vita ci pone davanti – dice Michela Calabrese – Come quella che ha accettato pochi anni fa. Ho comprato casa a Bortigali, paese di cui mi sono innamorata perdutamente ma che non conoscevo. Amo questa terra e la sento mia, più della Sicilia. Il popolo sardo ha tra le mie un tesoro prezioso. Bisogna prendersene cura, credere nel futuro e nei giovani. Intanto l’11 gennaio, in occasione dell’anniversario della morte di Fabrizio De Andrè, Michela Calabrese sarà ospite dell’Unla di Macomer col gruppo “E se vai”.

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