I Giovani democratici: il Pd torni alle sue origini
Il segretario provinciale Ruiu chiede più coraggio e pluralismo interno «Convocare gli organi del partito per raccogliere le forze e le idee migliori»
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NUORO. «È da tempo che i giovani del Pd non denunciano più, pubblicamente, le dinamiche interne e le politiche del partito. Ci tengo a sottolineare che non ci siamo né omologati né tanto meno rassegnati – sottolinea il segretario provinciale Giovani democratici Nuoro Francesco Ruiu –, ma abbiamo solamente ritenuto opportuno avere maggiore tatto nei confronti dell’unico partito di sinistra rimasto in grado di fungere da argine alle destre, a tratti imperanti». «Ora però, pensiamo che i tempi siano maturi: il partito deve riprendere a camminare» è l’auspicio. «Deve riprendere a camminare non per sé stesso, non per conservarsi, non per garantire spazi di potere ai propri dirigenti, ma per raccogliere e catalizzare democraticamente le idee migliori per sconfiggere la crisi che mina il nostro futuro. Deve tornare a lavorare per gli ultimi, deve tornare ad essere vicino a chi rischia il lavoro, o a chi lo ha già perso – sottolinea ancora Ruiu –. Il partito deve fare tutto questo con coraggio. Ci troviamo d’accordo con Roberto Deriu e Michele Piras: gli organi del partito devono tornare a lavorare con coraggio, non devono più essere caselle di potere immobili, utili solo ad alcuni. A tal proposito ho sentito la segretaria provinciale, Maria Sedda, che son felice di aver trovato pienamente d’accordo con tutto ciò: a breve, convocherà gli organi democratici del Partito e ha affermato che ha intenzione di conformarsi alle decisioni che riterremo, insieme, più opportune. Abbiamo vissuto l’ultima scissione con meno preoccupazione del solito: siamo per un centrosinistra unito ma plurale, capace di rappresentare gli interessi più vasti attraverso più soggetti. Questa era un po’ l’idea del pluralismo, lucida e puntuale, invocata, ricordo, dal delegato dell’assemblea nazionale Davide Montisci. Abbiamo bisogno di maggiore pluralismo, che, attenzione, non significa divisione. Vogliamo che il nostro partito torni a svolgere il compito per cui è nato».
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