Un invalido di Orosei: «Abbanoa mi blocca la pensione»
La protesta dell'anziano: «Colpa di una perdita occulta dalla rete. Ma devo pagare»
NUORO. Abbanoa blocca la pensione di invalidità a un disabile nuorese: «Sono disperato, non riesco più a vivere». Dieci giorni fa l’amara sorpresa, quando il sessantenne Sebastiano Monne, invalido nuorese al cento per cento, scopre che il suo conto corrente, dove ogni mese veniva accredita la pensione di invalidità, era stato pignorato da Abbanoa a causa di un mancato pagamento.
«Mi sento sequestrato, abusato e vittima di una burocrazia che non guarda in faccia nessuno – racconta l’uomo con rammarico – Ho bisogno di cure costanti a causa di una invalidità che mi costringe a muovermi con le stampelle e che non mi permette di lavorare – spiega – Da qualche anno vivo a Orosei in una roulotte perché la pensione che percepisco mi permette a malapena di magiare e curarmi. Adesso anche quel poco mi è stato levato e solo grazie al buon cuore di alcuni vicini riesco ancora ad andare avanti».
Tutto è iniziato circa due anni fa quando Sebastiano Monne inizia a ricevere le prime bollette dell’acqua con importi stratosferici. «All’inizio ho pensato a un semplice errore: come può un uomo da solo consumare 4mila euro di acqua» racconta sconcertato il disabile. Ma quella che inizialmente poteva sembrare una semplice svista, nel tempo si rivela invece la triste realtà: «C’era una grossa dispersione ma io non sono mai accorto di niente – sottolinea il disabile – Purtroppo è stata riscontrata una ingente perdita d’acqua occulta nel tubo che collega la cisterna alla roulotte che ha fatto salire alle stelle la bolletta: ben 4600 euro di consumi. Ma io vivo con meno di 600 euro al mese quindi dopo aver fatto ricorso, grazie anche all’aiuto del patronato di Orosei, che con tanto di foto e video abbiamo palesato che la causa degli abnormi consumi era dovuta a una perdita occulta, Abbanoa mi ha risposto che avrei dovuto ugualmente pagare l’intera somma».
Da qui un susseguirsi di solleciti e comunicazioni, e infine la richiesta qualche mese fa che la cifra potesse essere rateizzata. «Ma malgrado questo, circa un mese fa Abbanoa mi ha inviato una ingiunzione di pagamento dove venivo informato che se allo scadere dei canonici trenta giorni non avessi saldato il mio debito avrebbero aggredito il mio conto corrente. E così è stato».
Il racconto prosegue come un fiume in piena, tra paure, incognite e voglia di farla finita. «Sono in attesa di nuovo intervento a Bologna al Rizzoli, dove mi curano, ma ora senza i soldi non posso partire per preparami all’intervento e questo mi fa stare molto male – conclude Sebastiano Monne – Non nascondo che in questi giorni ho anche pensato di farla finita forse a causa della depressione che da qualche anno mi fa vedere tutto grigio – confessa con un filo di voce – ciò che è certo è che se entro qualche giorno non sbloccano il mio conto sarò costretto ad incatenarmi nei cancelli della sede di Abbanoa per chiedere giustizia e pietà nei confronti di un povero e sfortunato disabile che dopo una vita di lavoro a Nuoro in cui ho pagato tante tasse con due imprese artigianali, lo Stato e gli enti mi vogliono uccidere per forza, che schifo!». E conclude: «Lancio un appello al presidente della Regione Sardegna Cristian Solinas e a tutti i consiglieri affinché intervengano per bloccare nell’immediato questi abusi nei confronti dei più deboli e degli invalidi che sopra ogni cosa devono essere tutelati e protetti».
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