Norme sulla prescrizione i penalisti in sciopero
di Kety Sanna
Una settimana di astensione dalle udienze per protestare contro la riforma Murru: «Si andrà incontro a processi che avranno una durata irragionevole»
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NUORO. Fine processo mai. Penalisti di tutta Italia sul piede di guerra contro la riforma della prescrizione che porterà a vicende giudiziarie infinite. Sulla base della scelta dell’Unione delle Camere penali italiane, anche quella nuorese ha aderito allo sciopero che, da lunedì scorso e fino al 25 ottobre, vedrà gli avvocati astenersi dalle udienze. «Stando al contenuto di questa riforma – ha detto il presidente Salvatore Murru – i processi avranno una durata irragionevole. Stiamo protestando perché si vuole annullare una regola di civiltà e un principio costituzionale sulla tutela dei cittadini che devono essere giudicati in tempi ragionevoli. Perché il problema non è solo dell’imputato ma anche delle vittime che si trovano ad aspettare un risarcimento. Non si può pensare di lasciare una persona sotto processo senza un termine preciso». In base alle attuali norme, si arriva all’estinzione del reato se entro un certo termine non si ha la sentenza definitiva. Dal 1° gennaio 2020, invece, dopo la sentenza di primo grado si aprirebbe per le parti una lunga attesa. In questo modo, eliminando la prescrizione, dopo la sentenza di primo grado non si farebbe altro che allungare i termini, prima che il procedimento diventi definitivo. La protesta, spiegata con dati statistici alla mano, puntualizza come il 64% dei rinvii dei processi siano per cause “fisiologiche”, il 16% causati da disfunzioni del sistema, quindi attinenti agli uffici del giudice, del Pm o a problemi di cancelleria e solo il 4% attribuibili a impedimenti del difensore dell’imputato che, comunque, passano al vaglio dei giudici che ne valutano o meno la posticipazione. «Questa riforma viola i principi della Costituzione sulla “ragionevole durata del processo – ha aggiunto l’avvocato Angelo Magliocchetti –. Occorre ribadire che la prescrizione del reato rappresenta un rimedio alla patologia di indagini e processi che durano decenni. Se uno Stato non è in grado di definire un giudizio penale in 12,15 o 20 anni la rinuncia al giudizio costituisce un dovere etico e giuridico di una società che voglia dirsi civile. Non è pensabile che un cittadino possa rimanere imputato per un tempo infinito».
Una riforma che l’Unione delle Camere penali italiane ha definito come «una delle pagine più sciagurate della deriva populista e giustizialista del nostro Paese, giacché afferma il principio, manifestatamente incostituzionale, secondo il quale il cittadino, sia esso imputato che parte offesa del reato, possa e debba restante in balia della giustizia penale per un tempo indefinito, cioè sino a quando lo Stato non sarà in grado di celebrare definitivamente il processo che lo riguarda».
Intanto in città è di qualche giorno il rinnovo del direttivo della Camera penale che ha visto eletti gli avvocati: Salvatore Murru presidente, Giovanni Colli, vicepresidente, Angelo Magliocchetti segretario, Lara Sini tesoriere, Francesco Lai referente per le carceri e componente del direttivo insieme a Paola Marteddu e Giuseppe Casu, Fabio Varone responsabile della scuola di formazione.
Una riforma che l’Unione delle Camere penali italiane ha definito come «una delle pagine più sciagurate della deriva populista e giustizialista del nostro Paese, giacché afferma il principio, manifestatamente incostituzionale, secondo il quale il cittadino, sia esso imputato che parte offesa del reato, possa e debba restante in balia della giustizia penale per un tempo indefinito, cioè sino a quando lo Stato non sarà in grado di celebrare definitivamente il processo che lo riguarda».
Intanto in città è di qualche giorno il rinnovo del direttivo della Camera penale che ha visto eletti gli avvocati: Salvatore Murru presidente, Giovanni Colli, vicepresidente, Angelo Magliocchetti segretario, Lara Sini tesoriere, Francesco Lai referente per le carceri e componente del direttivo insieme a Paola Marteddu e Giuseppe Casu, Fabio Varone responsabile della scuola di formazione.
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