La giunta comunale resta: «Siamo legittimati, avanti»
di Giulia Serra
Macomer, l’esecutivo parla dopo l’arresto del sindaco Antonio Onorato Succu «La richiesta di dimissioni è offensiva, valuteremo risposte nelle sedi adeguate»
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MACOMER. «Siamo legittimati dalla città, che ci ha affidato il compito di amministrarla per il secondo mandato. A Macomer siamo persone serie, siamo operativi e lavoriamo fortemente motivati». È con queste parole che Rossana Ledda, vice sindaca di Macomer che ha assunto la guida dell'amministrazione a seguito della tempesta giudiziaria che ha portato agli arresti domiciliari il primo cittadino Antonio Onorato Succu, ha risposto alle dichiarazioni della minoranza consiliare guidata da Maria Luisa Muzzu e alla richiesta di dimissioni avanzata dal consigliere Maurizio Cossu del M5S. La maggioranza macomerese, in una conferenza stampa, ha ribadito l'intenzione di voler proseguire il percorso intrapreso nel giugno del 2018, quando le elezioni amministrative diedero avvio al secondo mandato della compagine guidata da Antonio Succu. «La prossima settimana convocherò i capigruppo per decidere la data del consiglio comunale – ha annunciato Ledda – affinché si possa discutere di quello che sta succedendo nella sede istituzionale appropriata». Sarà dunque l'assemblea cittadina il teatro di quello che si preannuncia come un confronto politico infuocato, dove saranno le parole, i toni e le posizioni a dare corpo e spessore ad un clima che appare particolarmente elettrico. «Le minoranze, peraltro impercettibili fino ad ora – è la stoccata della vice sindaca – si sono risvegliate d'un colpo e sembra che si stiano sostituendo alla magistratura. Nei comunicati ci sono insinuazioni e verdetti subdoli ai limiti della querela. Noi siamo convinti che la presunzione di non colpevolezza sia il principio secondo cui un imputato è innocente fino a prova contraria». La Giunta respinge l'assunto di un'amministrazione costituita da un monoblocco del Partito dei Sardi, con la sottolineatura, ribadita sia dai componenti appartenenti al PdS, ossia la vice sindaca e gli assessori Marco Manus e Mariano Cadoni, sia da Andrea Rubattu e Tiziana Atzori, non iscritti al partito di Paolo Maninchedda: «Io ho sposato il progetto di una lista civica – ha esplicitato Rubattu – dei candidati nella nostra lista, 11 su 16 non sono persone iscritte al Partito dei Sardi. Trovo che la delegittimazione che le minoranze vorrebbero far passare sia un grave atto di sciacallaggio non solo politico ma anche umano. Vorrei poi capire se i consiglieri di minoranza ritengono che la nostra Costituzione e il nostro ordinamento giuridico abbiano una valenza, oppure se stiano frequentando dei corsi per novelli torquemada – ha tuonato ancora Rubattu – perché quello che stanno chiedendo è una giustizia sommaria di piazza fomentata sui social, dalla quale non solo noi rifuggiamo, ma dalla quale ci difenderemo strenuamente nelle sedi deputate e in quella istituzionale che è il consiglio comunale. È in quella sede che vogliamo sentire quali sono le accuse che i consiglieri vogliono muovere alla maggioranza». «Rompiamo questa equazione PdS uguale partito che “configura un sistema di gestione clientelare della cosa pubblica al fine di un tornaconto politico” – ha rincarato l'assessore Manus –. Io da iscritto mi sento offeso da queste dichiarazioni della minoranza. Sono frasi aberranti, dette da persone che fanno parte del consiglio comunale, chiederemo conto di queste affermazioni».
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