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Nuoro

Emergenza idraulica, la ricetta di Bosa

di Alessandro Farina
Emergenza idraulica, la ricetta di Bosa

Le proposte del sindaco Casula per un nuovo modello di Protezione civile

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BOSA. Emergenze idrauliche o idrogeologiche, perdite idriche, allerte meteo, nella città del Temo non mancano purtroppo le occasioni che spingono i sindaci ad istituire periodicamente il centro comunale di protezione civile. Questo avviene con una media annuale elevata a Bosa rispetto ad altre località dell’isola, la motivazione per cui il sindaco Piero Franco Casula propone alla Regione un nuovo modello, che tenga conto dell’esigenza di avere personale formato e pronto ad intervenire costantemente nelle diverse situazioni. Ultimo esempio il codice “arancione” per rischio idrogeologico emanato per la zona Logudoro dalla protezione civile regionale il 2 e 3 novembre. A Bosa l’allerta si è tradotta nell’ennesima potenziale emergenza da affrontare con l’attivazione del Coc. Un acronimo ormai familiare da queste parti, considerato che la protezione civile comunale opera in diversi contesti: quello della prevenzione e se necessario dell’intervento il più celere possibile in caso di allagamenti urbani, come è avvenuto a maggio ed a settembre del 2018. Oppure in aiuto alla popolazione, come nell’incendio di interfaccia a Bosa Marina nella notte tra il 22 ed il 23 ottobre scorso, o ancora quando si verifica un problema alla condotta idrica ed è necessario rifornire attività e abitazioni con l’ausilio di autobotti. Scene di vita più volte vissuta in riva al Temo, unico fiume navigabile dell’isola che attraversando il centro cittadino va monitorato costantemente tanto più in caso di previste copiose piogge in concomitanza con le mareggiate. Così ancora una volta nelle scorse ore i volontari del Comitato della Croce rossa, i vigili urbani ed i barracelli hanno costantemente tenuto d’occhio il livello del corso d’acqua, e presidiato il territorio battuto dal forte vento di libeccio.

«È un dato di fatto che a Bosa non esiste una fase straordinaria dell’emergenza. Se in altri comuni della Sardegna il Coc si attiva due, tre volte l’anno, qui siamo a dieci, dodici ogni dodici mesi» spiega Casula nella riunione straordinaria in aula consiliare, alla presenza dei massimi responsabili della protezione civile regionale, a fine ottobre.

Dove il sindaco ha chiesto di «costituire una struttura che si avvalga della professionalità di personale dedicato al settore protezione civile» con fini anche di prevenzione e risorse certe e dedicate. In tema di logistica, «Serve una sala operativa Coc apposita, non un locale che va adeguato ogni volta all’esigenza. Occorre dotare il personale operativo di mezzi adeguati ad affrontare le emergenze, formazione continua, esercitazioni costanti», le richieste rivolte ad Antonio Pasquale Belloi, il massimo responsabile della Protezione civile regionale che ha dichiarato di tenere fortemente in considerazione questi aspetti, nella valutazione di un nuovo modello di protezione civile.

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