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Nuoro, il reddito di libertà è realtà: finanziati due progetti

di Kety Sanna
Nuoro, il reddito di libertà è realtà: finanziati due progetti

Contro la violenza sulle donne. Il Comune, beneficiario di 60mila euro, ora può assegnare le somme. L’assessore Romagna: «Siamo i primi a partire, per noi è un grande orgoglio» 

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NUORO. A un anno dall’attuazione della legge 33, il tanto atteso reddito di libertà, finalmente si avvera. Una legge di civiltà che la Regione aveva pensato per permettere alle donne vittime di violenza di uscire dalla relazione, riconquistando la propria autonomia economica. Il distretto Plus di Nuoro, che comprende 20 comuni, alla stregua degli altri quattro distretti regionali (sede di centro antiviolenza o casa rifugio), ha beneficiato di un finanziamento di 60mila euro per l’attivazione di progetti finalizzati all’accompagnamento verso l’indipendenza di donne sole o con figli, vittime di soprusi all’interno delle mura domestiche.

Progetti personalizzati, della durata dai 12 a 36 mesi che ora inizieranno a prendere piede. Requisito fondamentale per partecipare al bando, l’essere ospite in procinto di uscire da una casa antiviolenza. Il distretto di Nuoro, dove ha sede il centro e la casa rifugio Onda Rosa, ha accolto quattro domande: una è stata respinta perché mancante di un requisito; un’altra con requisito ha rinunciato al progetto; due beneficiarie, invece, hanno avviato il loro piano “di rinascita”. Sono madri con figli a carico che, per poter ottenere il finanziamento hanno presentato progetti: uno della durata di 27 mesi e l’altro di 32. In base agli importi stabiliti dall’indicatore Istat queste donne, tra qualche giorno, percepiranno da 900 a poco più di mille euro ogni mese.

«Siamo i primi a partire – dice con orgoglio Valeria Romagna, assessore alle politiche sociali, giovanili, pari opportunità e politiche per la casa –. Abbiamo dato priorità a questo procedimento che riteniamo fondamentale nel percorso di libertà delle donne sopravvissute alla violenza di genere. Insieme ad interventi mirati alla prevenzione, al finanziamento costante e certo dei centri e delle case rifugio, questa legge rappresenta un buon presupposto per un aiuto concreto alle donne che vogliono intraprendere un percorso di libertà dalla violenza. Certo – aggiunge l’assessore Romagna – le risorse assegnate sono esigue e ci auspichiamo che vengano implementate. Vogliamo però sottolineare che senza percorsi a lungo termine che garantiscano alle donne l’autonomia non si può parlare di fuoriuscita reale dal vortice della violenza. «È una vera rivoluzione per le donne – rimarca Luisanna Porcu, attivista femminista, responsabile del Centro antiviolenza Onda Rosa di Nuoro che fa parte dell’associazione dei centri antiviolenza operante su tutto il territorio italiano D.i.Re Donne in Rete contro la violenza –. È un incoraggiamento a riprendere a vivere, sapendo di poter contare su aiuti concreti. L’intento del progetto – sottolinea Porcu – è aiutare le vittime a lasciare la casa rifugio e a iniziare così, un nuovo percorso all’esterno, in totale autonomia. Nel nostro centro sono due le donne che hanno presentato la domanda: una, però, in attesa che andasse in liquidazione il progetto ha trovato lavoro, così ha rinunciato. Il Comune ha stilato una graduatoria favorendo, innanzitutto le donne con discriminazione multipla, come le donne con disabilità. Oltre al contributo economico – conclude la responsabile del Centro –, sono previsti aiuti ulteriori (per esempio per pagare l’affitto o sostenere spese extra), che le beneficiare, però, dovranno rendicontare».

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