tortolì
La lezione di vita di Carlo Calcagni
In città il militare ammalatosi in Bosnia, oggi atleta paralimpico
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TORTOLÌ. Per due giorni, la cittadina ha ospitato“Un tour per la vita" del colonnello del ruolo d'onore dell'Esercito italiano, Carlo Calcagni. La sua è stata una vera e propria “lezione di vita”, considerata l’incredibile storia umana e sportiva per numerose centinaia di studenti.Oltre alla doppia proiezione del film sulla sua vita “Io sono il colonnello”, c’è stata anche una ciclopedalata con il militare, che è anche atleta paralimpico e ha vinto due Coppe del mondo e titoli italiani. Con la sua bicicletta gialla Cipollini e il completino del team Calcagni, è stato in testa al plotone di ciclisti di tutte le età. Come spiegano gli organizzatori, 23 anni fa, durante una missione di pace in Bosnia, si ammalò in maniera grave dopo essere entrato in contatto con metalli pesanti. «La sua vita, da allora – rimarcano – è cambiata ed è una sfida quotidiana: con le durissime terapie a cui deve obbligatoriamente sottoporsi ogni giorno, con i forti dolori e il suo inseparabile tubicino che lo aiuta a respirare. Calcagni, che oltre essere un militare è un grande atleta, non si è mai arreso, anzi, da questa sventura ha reagito alla malattia con ancora più grinta, forza e decisione di quella avuta durante le missioni dove più volte ha ricevute encomi». Per l’assessora alla Cultura, Emanuela Laconca, sono stati giorni intensi e ricchi di emozioni quelli trascorsi con Calcagni. «Voglio tralasciare le considerazioni sul soldato dell’Esercito e sull'atleta paralimpico – dice Laconca – desidero concentrarmi sul messaggio di speranza che un uomo ci ha raccontato e che i più attenti hanno letto nei suoi occhi. Carlo Calcagni è la resilienza in carne e ossa, in un corpo martoriato, come lo definisce. Convive con un nemico invisibile che lo sta consumando giorno dopo giorno. Ma lui non si arrende. Si sottopone a terapie invasive per il corpo e logoranti per l'anima. Sopporta il dolore anche grazie allo sport, la medicina migliore a parer suo, e va avanti». E ancora: «Continua a lottare per i suoi figli, per i suoi amici, per i suoi cari e per tutti coloro che credono che non valga più la pena andare avanti. È l’esempio vivente che le sfide si possono affrontare anche quando sei consapevole che non vincerai. Ma arrendersi mai». (l.cu.)
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