La Nuova Sardegna

Nuoro

«La caduta ha concorso al decesso»

Al processo per la morte in ospedale depongono medico e volontari del 118

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NUORO. «Concordo con il dottor Mingioni su epoca e causa della morte. Paolo Giuliano era affetto da diverse patologie, ma alla morte ha concorso sicuramente una emorragia cranica dovuta a una caduta mentre si accingeva a fare una esame medico. La caduta non è stata la causa esclusiva ma ha sicuramente avuto un ruolo, un ruolo attivo forse nell’anticipare la morte». è cominciata con la deposizione, davanti al giudice monocratico Giacomo Ferrando, del medico e consulente della parte civile, Mariangela Garippa, la nuova tappa, ieri, del processo che vede una infermiera del San Francesco, Maria Muggianu – difesa dagli avvocati Gianluigi Mastio e Davide Muledda – a giudizio con l’accusa di omicidio colposo. Perché, stando alla Procura, «in qualità di caposala del reparto di Medicina», «non tenendo conto del valore pari a 5 riportato nella scheda rischi cadute del paziente, ometteva di dare specifiche disposizioni per l'accompagno del paziente presso i laboratori di radiologia». E per questo, il tecnico di radiologia «faceva eseguire a Giuliano in posizione eretta l'esame radiografico».

E proprio nel corso di quell’esame, Giuliano, ex maresciallo dei carabinieri residente a Cala Gonone, era caduto «sbattendo la testa su un tavolo e riportando lesioni che ne determinavano (o acceleravano) il decesso in data 22 maggio 2014».

Per il consulente medico nominato dall’avvocato di parte civile per i familiari di Giuliano, l’avvocato Francesco Tazzari, dunque, quella caduta non è stata la causa esclusiva ma ha sicuramente contribuito alla morte di Giuliano. «Il paziente andava sicuramente accompagnato a fare la radiografia in modo diverso – ha aggiunto – l’esame andava fatto da supino. Il medico doveva specificare che doveva essere un esame fatto da supino, ma in ogni caso io vedo un errore di sistema, c’è stata una carenza di comunicazione». Sempre nell’udienza di ieri, come testi indicati dalla parte civile, hanno deposto anche i volontari del 118 che intervenivano almeno un paio di volte alla settimana per aiutare la moglie di Giuliano a portare quest’ultimo da casa in auto, per andare a fare la dialisi. E anche il medico di famiglia che seguiva Giuliano da sette anni, Antonio Testone. Sia i volontari del 118 sia il medico hanno spiegato di aver visto Giuliano sempre seduto o a letto, in condizioni fisiche molto precarie. Alla prossima udienza, fissata per il 27 febbraio, verranno sentiti gli ultimi testi della parte civile. (v.g.)

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