Mara Lapia: no all’archiviazione
di Simonetta Selloni
La deputata M5S si oppone alla richiesta della Procura nei confronti del presunto feritore
3 MINUTI DI LETTURA
NUORO. L’aggressione denunciata dalla deputata pentastellata Mara Lapia, a Nuoro il 15 dicembre dell’anno scorso nel parcheggio del Lidl di via don Bosco, approda oggi davanti al Gip Teresa Castagna del tribunale di Nuoro. La giudice dovrà decidere sull’opposizione alla richiesta di archiviazione formulata dalla procura della Repubblica nei confronti di Daniele Imperatore, 39 anni di Nuoro. Lui l’avrebbe spintonata nel parcheggio, ma prima ancora, vicino al vano ascensore della Lidl, le avrebbe inferto delle percosse provocandole delle lesioni (reato per il quale è indagato, oltre che per minacce). Le conseguenze sono riportato da due certificati medici: il primo, dell’ospedale San Francesco che assegnava 30 giorni di riposo a Mara Lapia per «trauma toracico con infrazione della sesta costola sinistra da riferita aggressione». Il secondo, dopo trenta giorni, rilasciato dall’Unità operativa diagnostica della Asl 1 di Roma, alla visita di controllo: conferma degli esiti dell’infrazione “dell’arco anteriore della sesta costola sinistra”, come nella prima certificazione sanitaria. Ma nella richiesta di archiviazione la procura non fa alcun riferimento ai certificati medici, accogliendo invece le dichiarazioni di uno dei testimoni ai quali attribuisce una credibilità, di fatto, privilegiata.
La deputata ha presentato l’opposizione attraverso il suo legale, l’avvocato Basilio Brodu, affiancato dall’avvocato Nicola Madia. Imperatore è difeso invece dall’avvocato Antonio Falchi. L’avvocato Brodu non si limita a opporsi all’archiviazione: sollecita un supplemento delle indagini. Chiede che si acquisisca agli atti l’audio diffuso sui social da una donna presente al momento dell’accaduto, per analizzare il contrasto con la versione dei fatti esposta dalla stessa persona agli inquirenti in un momento successivo; quindi, che vengano acquisiti altri video di servizi giornalistici e sentiti nuovamente alcuni testimoni, in particolare una donna che aveva aiutato la deputata nel parcheggio del market. E ancora, che si compiano nuovi accertamenti medico-legali per accertare la compatibilità delle lesioni documentate nelle certificazioni con la ricostruzione dei fatti offerta da Mara Lapia.
La deputata aveva spiegato che la vicenda aveva avuto inizio tra gli scaffali del supermercato, dove Imperatore, aveva detto Mara Lapia, aveva iniziato a pronunciare frasi offensive nei suoi confronti. Poi, una disattenzione di una commessa alla cassa aveva fatto sì che il contenuto di alcune lattine finisse addosso alla parlamentare. Alla reazione della deputata erano seguiti pesanti insulti di Imperatore, che poi l’aveva aggredita vicino al vano ascensore del market. Fuori, nel parcheggio, mentre la parlamentare con il telefonino fotografava la targa della macchina dell’uomo, lui l’avrebbe afferrata per i polsi per portarle via il telefonino, finito per terra. Imperatore era stato riconosciuto da Mara Lapia grazie alle foto segnaletiche mostrate in questura.
Agli atti ci sono testimonianze e i filmati al parcheggio. Nei giorni successivi, accanto alle innumerevoli attestazioni di solidarietà, si era scatenato sui social l’attacco da parte di chi aveva messo in dubbio la ricostruzione dei fatti, con insulti dovuti al suo ruolo. Un processo di demolizione che spesso offende le donne vittime di violenze, in questo caso paradossalmente aggravato dallo status di parlamentare di Mara Lapia. Che però non ha intenzione di rinunciare ad avere giustizia. E oggi si opporrà all’archiviazione.
La deputata ha presentato l’opposizione attraverso il suo legale, l’avvocato Basilio Brodu, affiancato dall’avvocato Nicola Madia. Imperatore è difeso invece dall’avvocato Antonio Falchi. L’avvocato Brodu non si limita a opporsi all’archiviazione: sollecita un supplemento delle indagini. Chiede che si acquisisca agli atti l’audio diffuso sui social da una donna presente al momento dell’accaduto, per analizzare il contrasto con la versione dei fatti esposta dalla stessa persona agli inquirenti in un momento successivo; quindi, che vengano acquisiti altri video di servizi giornalistici e sentiti nuovamente alcuni testimoni, in particolare una donna che aveva aiutato la deputata nel parcheggio del market. E ancora, che si compiano nuovi accertamenti medico-legali per accertare la compatibilità delle lesioni documentate nelle certificazioni con la ricostruzione dei fatti offerta da Mara Lapia.
La deputata aveva spiegato che la vicenda aveva avuto inizio tra gli scaffali del supermercato, dove Imperatore, aveva detto Mara Lapia, aveva iniziato a pronunciare frasi offensive nei suoi confronti. Poi, una disattenzione di una commessa alla cassa aveva fatto sì che il contenuto di alcune lattine finisse addosso alla parlamentare. Alla reazione della deputata erano seguiti pesanti insulti di Imperatore, che poi l’aveva aggredita vicino al vano ascensore del market. Fuori, nel parcheggio, mentre la parlamentare con il telefonino fotografava la targa della macchina dell’uomo, lui l’avrebbe afferrata per i polsi per portarle via il telefonino, finito per terra. Imperatore era stato riconosciuto da Mara Lapia grazie alle foto segnaletiche mostrate in questura.
Agli atti ci sono testimonianze e i filmati al parcheggio. Nei giorni successivi, accanto alle innumerevoli attestazioni di solidarietà, si era scatenato sui social l’attacco da parte di chi aveva messo in dubbio la ricostruzione dei fatti, con insulti dovuti al suo ruolo. Un processo di demolizione che spesso offende le donne vittime di violenze, in questo caso paradossalmente aggravato dallo status di parlamentare di Mara Lapia. Che però non ha intenzione di rinunciare ad avere giustizia. E oggi si opporrà all’archiviazione.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google