Molestie alla dipendente la madre della ragazza «Lei era sconvolta»
NUORO. Per la difesa, il tentativo di avvicinarla e di darle un bacio, nelle scale che portavano al magazzino del bar, non ci sarebbe mai stato. Anzi, sullo sfondo di tutto, potrebbe esserci il...
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NUORO. Per la difesa, il tentativo di avvicinarla e di darle un bacio, nelle scale che portavano al magazzino del bar, non ci sarebbe mai stato. Anzi, sullo sfondo di tutto, potrebbe esserci il tentativo di vendicare un licenziamento subito. Per l’accusa, invece, la molestia sessuale c’era stata, e lo proverebbero diverse testimonianze. È proseguito ieri mattina, con la deposizione di diversi testi del pubblico ministero Giorgio Bocciarelli, davanti al tribunale collegiale, il processo che vede Roberto Cadeddu, ex assessore comunale e provinciale e titolare di una attività commerciale al corso Garibaldi, a giudizio con l’accusa di molestie sessuali nei confronti di una sua ex dipendente. Secondo l’accusa, nel luglio dell’anno scorso, avrebbe tentato di baciarla. Ieri, in aula, tra gli altri ha deposto anche la madre della ragazza che al processo si è costituita parte civile ed è rappresentata dall’avvocato Adriano Catte. «Mia figlia – ha raccontato – era stata assunta dal signor Cadeddu. Inizialmente sembrava soddisfatta. Ma un giorno, al telefono, la sento piangere e così sono venuta a conoscenza del fatto. Mi ha raccontato che una sera, mentre saliva nel locale sopra il bar per prendere un tavolo, si era sentita afferrare da dietro dal signor Cadeddu, che aveva cercato di baciarla. Lei era riuscita ad allontanarsi e riscendendo nel locale aveva incontrato un’altra dipendente e le aveva raccontato tutto. L’indomani era tornata al lavoro ma non stava bene. Poi era stata licenziata. Ricordo le lacrime di mia figlia, è stata malissimo, stava al buio, non mangiava, è caduta in depressione». I difensori di Cadeddu, gli avvocati Gianfranco Mattana e Luca Pennisi, ieri, rivolgendo alcune domande alla teste e a quelli successivi, hanno lasciato intuire di avere qualche elemento in mano che faranno emergere a tempo debito, legato alle pagine Facebook della parte civile e del marito di quest’ultima. Sempre nell’udienza di ieri ha deposto anche Ettore Monni, che aveva eseguito alcuni lavori nel bar. «Alcuni avventori del bar – ha raccontato – dicevano che Roberto aveva mandato via la dipendente perché erano mancati soldi dalla cassa». (v.g.)
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