Sotto chiave 700 chili di droga, 3 arresti
di Simonetta Selloni
Orgosolo, i carabinieri recuperano il più ingente quantitativo di marijuana mai trovato in un centro abitato: valore 3 milioni
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ORGOSOLO. Se nei periodi caldi della ricerca dei latitanti gli inquirenti, alle tecniche investigative, affiancavano il teorema del cherchez la femme, cercate la donna, ora che quei tempi sono finiti e l’attenzione è concentrata sul traffico dilagante degli stupefacenti, si potrebbe dire cherchez l’odeur, cercate l’odore. E di odore se ne sentiva parecchio, a Orgosolo, nei giorni scorsi, e con ragione, visto che in quattro abitazioni apparentemente abbandonate, tre delle quali in centro, i carabinieri hanno recuperato quasi 400 chili di marijuana. Poco più del quantitativo complessivo ritrovato, 700 chili, sottratto al mercato del traffico di stupefacenti, dove si calcola avrebbe fruttato circa tre milioni di euro. È probabilmente il più importante sequestro di droga in un centro abitato in Sardegna: lo ha spiegato il colonnello Franco Di Pietro, comandante provinciale dei carabinieri di Nuoro, nel corso di un incontro in una sala della caserma zeppa di bidoni, contenitori e sacchi pieni di marijuana, il cui forte odore ha impregnato il locale e ricordato atmosfere da rave party.
Una complessa operazione, dunque, che ha portato all’arresto di tre persone: Salvatore Musina, 51 anni di Orgosolo, Giovanni Giuseppe Mereu di 59 anni e il figlio Salvatore Luciano di 27. Sono tutti di Orgosolo, lo stupefacente si trovava in edifici nelle loro disponibilità nell'abitato del paese, in qualche caso nel centrale corso Repubblica. I carabinieri indagavano da tempo, ma a condurli in quelle case è stato proprio l’odore della marijuana. Il primo ritrovamento risale a lunedì, ma il cerchio si è chiuso in maniera definitiva giovedì. Musina e Salvatore Luciano Mereu sono in carcere, Giovanni Giuseppe Mereu, dopo la convalida del Gip Teresa Castagna è stato scarcerato. Un lavoro investigativo articolato, coordinato dal sostituto procuratore Ireno Satta e condotto dai carabinieri del Reparto operativo e della Compagnia di Nuoro, al quale hanno partecipato le unità cinofile dei Cacciatori di Sardegna, personale del Nucleo elicotteri di Olbia, le Squadriglie di Nuoro e Pratobello e ovviamente i carabinieri di Orgosolo.
Riconducibile ai tre arrestati non c’era solo la marijuana, peraltro custodita con estrema cura, in sacchi di carta, perché non si deteriorasse per via dell’umidità. In una delle case la droga, 30 chili, era conservata in un frigo a pozzo. Come hanno spiegato il maggiore Michele Cappa, comandante del Nucleo investigativo, e il maggiore Saverio Aucello, comandante del Reparto operativo, c’erano anche 70 grammi di cocaina, un fucile calibro 12, due pistole calibro 7,65, una calibro 9x21 e una calibro 38, un centinaio di munizioni, due chili di esplosivo di vario tipo diviso in 12 saponette, nove metri di miccia detonante e due a lenta combustione, 59 monete di epoca romana databili tra il I e il IV secolo avanti Cristo, e 13mila euro in contanti.
«Riteniamo che fosse uno dei centri di lavorazione di una filiera che comincia con la coltivazione a Orgosolo, il cui territorio, vastissimo, si presta a queste pratiche», ha spiegato il maggiore Cappa. Marijuana a chilometro zero. Per inciso, Salvatore Luciano Mereu ha un’azienda di coltivazione di cannabis legale.
Le indagini non sono finite. I Mereu e Musina non sembrano condurre vite smeralde. Se per tirare su una piantagione utile al punto giusto bastano pochi mesi, il guadagno che arriva dallo smercio è enorme e, in un’ottica criminale, giustifica il rischio. Ci sono varie caselle da completare: chi coltivava, chi avrebbe smerciato. E bisogna capire se i tre arrestati siano il punto centrale della filiera o dei semplici manovali addetti alla trasformazione della materia prima per il mercato che non è solo quello provinciale, sempre più improntato all’autosufficienza. L’ultima domanda è: nelle tasche di chi finisce tutto questo guadagno?
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Una complessa operazione, dunque, che ha portato all’arresto di tre persone: Salvatore Musina, 51 anni di Orgosolo, Giovanni Giuseppe Mereu di 59 anni e il figlio Salvatore Luciano di 27. Sono tutti di Orgosolo, lo stupefacente si trovava in edifici nelle loro disponibilità nell'abitato del paese, in qualche caso nel centrale corso Repubblica. I carabinieri indagavano da tempo, ma a condurli in quelle case è stato proprio l’odore della marijuana. Il primo ritrovamento risale a lunedì, ma il cerchio si è chiuso in maniera definitiva giovedì. Musina e Salvatore Luciano Mereu sono in carcere, Giovanni Giuseppe Mereu, dopo la convalida del Gip Teresa Castagna è stato scarcerato. Un lavoro investigativo articolato, coordinato dal sostituto procuratore Ireno Satta e condotto dai carabinieri del Reparto operativo e della Compagnia di Nuoro, al quale hanno partecipato le unità cinofile dei Cacciatori di Sardegna, personale del Nucleo elicotteri di Olbia, le Squadriglie di Nuoro e Pratobello e ovviamente i carabinieri di Orgosolo.
Riconducibile ai tre arrestati non c’era solo la marijuana, peraltro custodita con estrema cura, in sacchi di carta, perché non si deteriorasse per via dell’umidità. In una delle case la droga, 30 chili, era conservata in un frigo a pozzo. Come hanno spiegato il maggiore Michele Cappa, comandante del Nucleo investigativo, e il maggiore Saverio Aucello, comandante del Reparto operativo, c’erano anche 70 grammi di cocaina, un fucile calibro 12, due pistole calibro 7,65, una calibro 9x21 e una calibro 38, un centinaio di munizioni, due chili di esplosivo di vario tipo diviso in 12 saponette, nove metri di miccia detonante e due a lenta combustione, 59 monete di epoca romana databili tra il I e il IV secolo avanti Cristo, e 13mila euro in contanti.
«Riteniamo che fosse uno dei centri di lavorazione di una filiera che comincia con la coltivazione a Orgosolo, il cui territorio, vastissimo, si presta a queste pratiche», ha spiegato il maggiore Cappa. Marijuana a chilometro zero. Per inciso, Salvatore Luciano Mereu ha un’azienda di coltivazione di cannabis legale.
Le indagini non sono finite. I Mereu e Musina non sembrano condurre vite smeralde. Se per tirare su una piantagione utile al punto giusto bastano pochi mesi, il guadagno che arriva dallo smercio è enorme e, in un’ottica criminale, giustifica il rischio. Ci sono varie caselle da completare: chi coltivava, chi avrebbe smerciato. E bisogna capire se i tre arrestati siano il punto centrale della filiera o dei semplici manovali addetti alla trasformazione della materia prima per il mercato che non è solo quello provinciale, sempre più improntato all’autosufficienza. L’ultima domanda è: nelle tasche di chi finisce tutto questo guadagno?
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