La Nuova Sardegna

Nuoro

Con il Rotary alla scoperta del mondo

di Sandro Biccai

Francesca e Camilla, 17enni, raccontano la loro esperienza di studio all’estero

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MACOMER. Le paure iniziali, del tutto naturali per due diciassettenni attese da un lungo periodo oltre oceano senza il conforto quotidiano di famiglia ed amici, non sono che un lontano ricordo sostituito, oggi, da gioia vera ed entusiasmo contagioso per un’esperienza difficile da dimenticare e alla quale riconoscono il merito di averne agevolato la crescita personale. Compagne fin dalla scuola materna, legate da un vincolo di profonda amicizia, le strade di Francesca Spada e Camilla Congiu si sono separate solo nell’ultimo anno con la prima a Rio de Janeiro, la seconda a Dallas, ambedue impegnate in un viaggio studio patrocinato dal Rotary.

«Sono partita alla volta del Brasile nel luglio 2018 e durante l’anno sono stata ospite di tre diverse famiglie in tre zone distinte della città – spiega Francesca –. Ho imparato una cosa fondamentale: le persone possono essere felici anche con pochi mezzi e in luoghi difficili, contrassegnati da un indice di criminalità molto alto». L’impatto con la scuola brasiliana? «In un primo momento non è stato semplice – ammette – poi i progressi con il portoghese mi hanno aiutato». Ma il vero trauma è stato il ritorno in Sardegna: «Già, proprio così. Mi sono ritrovata cambiata tantissimo in un contesto rimasto uguale. Non è una critica al luogo in cui vivo, è solo un dato di fatto. Ancora oggi, trascorsi quattro mesi dal rientro, continuo a pensare e sognare in portoghese». A chi solleva obiezioni su un’esperienza fatta in una fase cruciale del percorso di formazione scolastica Francesca risponde: «È vero, ho perso tante nozioni ma quelle si recuperano. Ciò che ho perso davvero è la paura di confrontarsi con cose nuove, sono gli stereotipi che avevo prima di partire".

Per Camilla il primo, vero banco di prova in terra americana è stato il J.F.K di New York: «È stato lì, in quegli spazi immensi dell’aeroporto, che ho acquistato una consapevolezza nuova. La stessa che mi ha accompagnato tutto un anno, ospite di una famiglia estremamente disponibile e cortese, sebbene spesso assente per lavoro».

Tante le differenze rispetto alle nostre abitudini: «Negli Stati Uniti non esiste la cultura del cibo e della condivisione della tavola come momento di incontro dell’intera famiglia. Inoltre la vita degli studenti americani ruota tutta intorno alla scuola dove si trascorre gran parte della giornata. Altra particolarità il cambio di classe e compagni per ogni materia».

Non manca nel racconto di Camilla una venatura di nostalgia per «gli amici che ho incontrato e che rivedrò chissà quando in un contesto che non potrà più essere lo stesso. Al di là di tutto, è stata un’esperienza fantastica, un’occasione irripetibile che porterò nel cuore e che mi permetto di consigliare a tutti». E si rivolge in inglese a Jackson, il ragazzo della Florida da due mesi a Macomer, ospite di Francesca: è contento della Sardegna e del cibo, apprezza il nostro sistema scolastico ma continua a rimanere sorpreso dal tono alto con cui ci esprimiamo».

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