«La Ztl integrale? Un’opportunità»
di Paolo Merlini
L’opinione in controtendenza di un commerciante storico di via Majore: la prima attività di famiglia nel 1949
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NUORO. «La Ztl integrale? Un’opportunità oltre che una necessità. So che queste affermazioni mi attireranno le critiche di alcuni colleghi, ma sono abituato a non aver paura del futuro, a confrontarmi con ciò che è nuovo e al passo con i tempi. E il corso Garibaldi chiuso alle auto va in questa direzione». Parole di Amos Multineddu, storico commerciante di abbigliamento della via majore, esponente di una famiglia che è un pezzo di storia del centro storico: a partire dal primo negozio aperto dal padre nel 1949, Bazar Gallura, per continuare con attività che via via hanno seguito l’evoluzione del mercato. Attività oggi arrivate alla terza generazione con Giulia e Luca Multineddu, figli di Amos. Con lui abbiamo parlato della zona a traffico limitato integrale che dovrebbe entrare in vigore ai primi di dicembre.
Da tre generazioni al corso Garibaldi. Immagino che la vostra impresa familiare abbia assistito a un buon numero di cambiamenti.
«Il cambiamento è necessario, non può non esserci soprattutto in un settore come il nostro che si basa sui gusti della gente e sulla loro evoluzione. Mio padre aprì nel 1949, lui stesso dovette affrontare cambiamenti. Negli anni ’70, poco più che diciottenne, ho inaugurato una mia attività (è stato a lungo affiliato Benetton, ndr) che guardava per la prima volta al segmento dei giovani. Allora un negozio pieno di luci e di musica, senza bancone ma con la merce a portata di mano, sembrava un’eresia. Oggi è la norma».
Il corso Garibaldi non è più il centro del commercio in città, si sente dire. È davvero così?
«È nell’ordine delle cose. È impossibile che in una qualsivoglia città la situazione rimanga immutata per decenni: sono cambiate le abitudini, è cambiata la gente. Io ricordo che qui al corso si facevano le “vasche”, oggi è una cosa fuori dal mondo in qualsiasi città. Da parte mia ho sempre cercato di capire e guardare avanti, non ho mai avuto paura del nuovo, anzi le sfide mi hanno sempre stimolato».
In base alla sua esperienza, un’attività commerciale può convivere con un’isola pedonale o ztl integrale che sia?
«Certo, e posso portare come esempio un’esperienza personale, perché la nostra famiglia dal 2015 ha avviato un’attività a Oristano, una città molto simile a Nuoro: abbiamo aperto in una via con l’isola pedonale totale, dove esistono limiti davvero incredibili e vigili urbani di una severità senza pari».
I conti reggono?
«Assolutamente sì. Per questo non riesco a comprendere il timore verso un’isola pedonale rispetto alla libera circolazione dell’auto. Se tu come imprenditore hai argomenti, ti vengono a cercare comunque. Non voglio più sentire frasi del tipo “ma Nuoro è diversa”, dal punto di vista commerciale intendo. Dipende dall’offerta. E non accetto neppure l’idea che un utente al giorno d’oggi debba parcheggiare proprio davanti al negozio. Sa qual è il nostro peak time?».
Cosa significa?
«Letteralmente l’ora di punta, quella di massimo afflusso di clienti e vendite. Be’, dalle 18 alle 19,30, in pratica quando, con le regole attuali, il corso chiude alla circolazione delle auto».
È pur vero che altre attività hanno paura di subire un calo dalla Ztl integrale: baristi, edicolanti, tabaccai.
«È possibile che all’interno della Ztl integrale alcune attività ne risentano, ma vorrei guardare anche ai cittadini, che poi sono i potenziali consumatori. Credo desiderino una via dove potersi muovere a piedi in libertà, senza fare lo slalom tra le auto. E fare acquisti. Tutto ciò potrebbe costituire la differenza rispetto ad altre zone della città».
Alcuni suoi colleghi chiedono di rinviare la sperimentazione per non gravare sugli acquisti del periodo natalizio.
«Penso possa avere senso per alleviare lo sconforto di coloro che sono contro la Ztl integrale o non si sentono pronti. Però sono convinto che quando si fanno questi cambiamenti occorrono coraggio e progetti a medio e lungo termine: una sperimentazione di quattro mesi non serve a nessuno. I cittadini devo abituarsi, e così i commercianti. È un processo lento, una trasformazione culturale. Ma non posso pensare che la via principale della città debba avere determinate caratteristiche solo perché ci abito o ci lavoro io».
Da tre generazioni al corso Garibaldi. Immagino che la vostra impresa familiare abbia assistito a un buon numero di cambiamenti.
«Il cambiamento è necessario, non può non esserci soprattutto in un settore come il nostro che si basa sui gusti della gente e sulla loro evoluzione. Mio padre aprì nel 1949, lui stesso dovette affrontare cambiamenti. Negli anni ’70, poco più che diciottenne, ho inaugurato una mia attività (è stato a lungo affiliato Benetton, ndr) che guardava per la prima volta al segmento dei giovani. Allora un negozio pieno di luci e di musica, senza bancone ma con la merce a portata di mano, sembrava un’eresia. Oggi è la norma».
Il corso Garibaldi non è più il centro del commercio in città, si sente dire. È davvero così?
«È nell’ordine delle cose. È impossibile che in una qualsivoglia città la situazione rimanga immutata per decenni: sono cambiate le abitudini, è cambiata la gente. Io ricordo che qui al corso si facevano le “vasche”, oggi è una cosa fuori dal mondo in qualsiasi città. Da parte mia ho sempre cercato di capire e guardare avanti, non ho mai avuto paura del nuovo, anzi le sfide mi hanno sempre stimolato».
In base alla sua esperienza, un’attività commerciale può convivere con un’isola pedonale o ztl integrale che sia?
«Certo, e posso portare come esempio un’esperienza personale, perché la nostra famiglia dal 2015 ha avviato un’attività a Oristano, una città molto simile a Nuoro: abbiamo aperto in una via con l’isola pedonale totale, dove esistono limiti davvero incredibili e vigili urbani di una severità senza pari».
I conti reggono?
«Assolutamente sì. Per questo non riesco a comprendere il timore verso un’isola pedonale rispetto alla libera circolazione dell’auto. Se tu come imprenditore hai argomenti, ti vengono a cercare comunque. Non voglio più sentire frasi del tipo “ma Nuoro è diversa”, dal punto di vista commerciale intendo. Dipende dall’offerta. E non accetto neppure l’idea che un utente al giorno d’oggi debba parcheggiare proprio davanti al negozio. Sa qual è il nostro peak time?».
Cosa significa?
«Letteralmente l’ora di punta, quella di massimo afflusso di clienti e vendite. Be’, dalle 18 alle 19,30, in pratica quando, con le regole attuali, il corso chiude alla circolazione delle auto».
È pur vero che altre attività hanno paura di subire un calo dalla Ztl integrale: baristi, edicolanti, tabaccai.
«È possibile che all’interno della Ztl integrale alcune attività ne risentano, ma vorrei guardare anche ai cittadini, che poi sono i potenziali consumatori. Credo desiderino una via dove potersi muovere a piedi in libertà, senza fare lo slalom tra le auto. E fare acquisti. Tutto ciò potrebbe costituire la differenza rispetto ad altre zone della città».
Alcuni suoi colleghi chiedono di rinviare la sperimentazione per non gravare sugli acquisti del periodo natalizio.
«Penso possa avere senso per alleviare lo sconforto di coloro che sono contro la Ztl integrale o non si sentono pronti. Però sono convinto che quando si fanno questi cambiamenti occorrono coraggio e progetti a medio e lungo termine: una sperimentazione di quattro mesi non serve a nessuno. I cittadini devo abituarsi, e così i commercianti. È un processo lento, una trasformazione culturale. Ma non posso pensare che la via principale della città debba avere determinate caratteristiche solo perché ci abito o ci lavoro io».
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