La Nuova Sardegna

Nuoro

Il successo dell’ortoterapia «Facciamo i cavoli nostri»

di Valeria Gianoglio
Il successo dell’ortoterapia «Facciamo i cavoli nostri»

Il bilancio di due anni tra zappe e ortaggi del centro di salute mentale dell’Assl Sono coinvolti 14 utenti del dipartimento: «Tutti migliorati in modo notevole»

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NUORO. Le raffiche di maestrale, i mesi di arsura, e poi le piogge torrenziali, non li hanno nemmeno sfiorati: sarà merito della tenacia e del prezioso letame, ottimo per concimare, che hanno ricevuto in dono da un allevatore di cavalli, ma all’ultimo raccolto sono riusciti a portare a casa e a distribuire a qualche amico un discreto numero di ortaggi di ogni genere. Anzi, per la precisione – e stavolta non è un modo di dire – si sono fatti un sacco di cavoli, di cavoli loro. Ma, del resto, è ormai da due anni che un gruppo composto da 14 utenti del dipartimento di salute mentale dell’Assl di Nuoro, per almeno un paio d’ore alla settimana, e seguiti dallo psicologo Severino Casula e dall’educatore professionale Gianfranco Seddone, afferra la zappa, ara alcune porzioni di terreno, concima a dovere, e quando serve, lo stesso team affiatato è anche capace di praticare il metodo della rotazione delle colture grazie ai suggerimenti ricevuti da un esperto di campagna.

«Da più di due anni – spiega Severino Casula – nel dipartimento di Salute mentale della Assl di Nuoro stiamo portando avanti un progetto di ortoterapia. Abbiamo iniziato con un orto, “S’ortu ’e su Zonchello”, nel parco dell’Ospedale Zonchello e poco dopo abbiamo esteso il progetto anche a “S’ortu ’e cumbentu”, in collaborazione con l’Areus, l’azienda regionale per l’emergenza e urgenza della Sardegna, nella sede della stessa, l’ex Convento delle Carmelitane Scalze a Nuoro. Il progetto è nato con l’obiettivo di riabilitazione, socializzazione, e di inserimento lavorativo per 14 utenti del dipartimento di Salute mentale. In un ambiente naturale, inclusivo e accogliente, e tutte le persone coinvolte nel progetto, hanno sperimentato comportamenti più sani e funzionali, che vanno dalla capacità di problem solving, alla partecipazione e collaborazione nella divisione ed espletamento dei compiti».

Lavorare nei campi e tra ortaggi, zucchine, fatica e sudore, insomma, per i pazienti del centro di salute mentale è stato non solo utile e terapeutico ma anche divertente e produttivo. «E poi – come spiegano Casula e Gianfranco Seddone – i prodotti coltivati nell’orto sono stati distribuiti a tutti i partecipanti del percorso, anche nell’ottica di raggiungere un regime alimentare sano ed equilibrato, così come avevamo auspicato nel progetto». Il successo dell’iniziativa, insomma, è sotto gli occhi di tanti e con il tempo ha ottenuto un numero così elevato di consensi da arrivare a conquistare un altro appezzamento di terreno, rispetto a quello iniziale, nello spazio verde dell’ospedale Cesare Zonchello. Si trova nella sede dell’Areus, dunque, e gli stessi organizzatori lo hanno ribattezzato “S’Ortu de su Cumbentu”, perché in quella struttura, un tempo si recitava il rosario e si muovevano le suore. E anche lì, come spiega, in conclusione, il responsabile del progetto, Severino Casula «la preparazione del terreno, la semina, il trapianto, la conoscenza del terreno, ma anche la concimazione e la rotazione delle coltivazioni, hanno attivato nei partecipanti una varietà di funzioni come l’ideazione, la progettazione, la programmazione, la precisione, la memoria, e la concentrazione. Questo ha consentito l’agire della pazienza, l’entrare in contatto con la fatica personale, la presa di coscienza dello scorrere del tempo, la crescita dell’autostima e della soddisfazione personale e conseguentemente la consapevolezza delle proprie capacità».

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