La Nuova Sardegna

Nuoro

macomer 

Studenti dello Scientifico a lezione di privacy

di Alessandra Porcu

All’istituto “Galileo Galilei” si è tenuto un corso con l’avvocato Danilo Vorticoso

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MACOMER. Da qualche anno a questa parte si fa un gran parlare di “privacy”. Un termine anglofono del quale pressoché tutti conoscono il significato, ma non le regole e i limiti che non devono e non possono essere oltrepassati. Accade sempre più di frequente che, nella stragrande maggioranza dei casi in cui ciò avviene, chi commette il reato non ne sia neppure consapevole. “Era solo una battuta un po’ spinta. Non te la sarai mica presa? C’erano al massimo 5 o 6 persone quando l’ho fatta”, “Cosa c’è di male ad aver scritto sul gruppo whatsapp che l'altra sera hai alzato il gomito e sei andata via con un ragazzo appena conosciuto?”, “Ho pensato che ti avrebbe fatto piacere che io postassi su facebook e instagram le foto di te in costume da bagno”. Queste sono solo alcune delle classiche frasi, per lo più sessiste, che spesso si sentono dire tra compagni di classe, amici o semplici conoscenti. Parole e azioni all’apparenza innocue, capaci invece di ledere profondamente il diritto alla riservatezza delle persone. «Non si possono pubblicare immagini e video sui social o sulle applicazioni di messaggistica istantanea senza il permesso dei diretti interessati. Non si possono diffondere dati sensibili senza aver ottenuto un’autorizzazione. Non è consentito installare sistemi di videosorveglianza in istituti scolastici, abitazioni private o attività commerciali, se non si rispettano tutti gli obblighi di legge». Parola dell’avvocato Danilo Vorticoso che, il 14 gennaio scorso, ha tenuto la lezione conclusiva del corso sulla privacy al Liceo scientifico “Galileo Galilei” di Macomer. Davanti a un centinaio di studenti delle quarte e quinte classi, il legale, coadiuvato dalla collega Nina Barria, ha spiegato ai ragazzi cosa sia consentito fare e cosa no quando in ballo c’è la “vita privata” nostra o delle altre persone. Quattro in tutto gli incontri organizzati dal Rotary Centro Sardegna e aperti anche a corpo docente e personale Ata. «Lo scopo della nostra iniziativa – ha spiegato il segretario Roberto Melis – è stato quello di mettere in guardia, soprattutto i giovani, sui pericoli che si annidano in rete quando, ad esempio, per poter utilizzare un’app o entrare in un determinato sito ci viene chiesto di dare il consenso all'utilizzo dei nostri dati. Una volta immesse in rete queste informazioni potrebbero essere usate in modo illecito da chiunque. Il furto di identità – ha rimarcato Melis – ne è un chiaro esempio».

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