Dopo 67 anni Sebastiana Ardus chiude bottega
di Sandro Biccai
Sindia, dal 31 dicembre lo storico negozio di alimentari ha sospeso l’attività. I ricordi di una vita
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SINDIA. Per 67 anni, pressoché ogni giorno, ha attraversato la strada, percorso pochi metri e sollevato la serranda della bottega di fronte a casa sua. Ed è lì, in quella bottega vicinissima alla chiesa parrocchiale di Sindia, che ha trascorso buona parte della vita. Ad 86 anni Sebastiana “Pitana” Ardus conserva una lucidità invidiabile e ricostruisce con dovizia di particolari la storia dell'attività di famiglia che, per un lasso di tempo così lungo, si è intrecciata a filo doppio con la storia di molti compaesani. «L'apertura della bottega risale al 1952 – esordisce tia Pitana – Sindia all'epoca contava quasi 3 mila abitanti e, nonostante la presenza di altri esercizi commerciali (tra tutti, quelli de "Sorres Sale" e di Depperu), il lavoro non mancava: i clienti erano numerosi e venivano da noi per acquistare prodotti alimentari di ogni genere, dal sale alla farina, dalla pasta al concentrato al baccalà. Tutto veniva acquistato sfuso, a piccole dosi, giacché i soldi in tasca erano pochi ed andavano gestiti con oculatezza».
Tanti, poi, compravano «a depidu, pronti a saldare alla prima occasione utile», rammenta tia Pitana, che aggiunge: «Mia sorella Maria portava i prodotti da Cagliari dove si recava almeno due volte la settimana in treno, armata di una grossa valigia e con i soldi ben celati tra gli indumenti. Al ritorno l'aspettavamo alla stazione di Sindia per darle una mano almeno nell'ultimo tratto di strada».
Una famiglia con il pallino del commercio visto che tre delle sorelle Ardus, Maria, Boricca e Metrina, una volta sposate, hanno aperto un proprio negozio, le prime due a Sindia, la terza a Cagliari, ancora oggi in funzione. «Io e Ninedda – ricorda ancora Sebastiana Ardus – abbiamo continuato insieme ampliando l'attività e trasformandola in merceria. Alla vigilia dei matrimoni vendevamo tantissimi articoli da regalo. Per diversi anni, in uno spazio attiguo al negozio, abbiamo gestito anche una lavanderia facendo la spola tra i due locali. Una volta ritiratasi Ninedda, ho continuato da sola». Fino al 31 dicembre scorso quando l'arzilla negoziante sindiese ha alzato la serranda del negozio di via Zedda per l'ultima volta: «Nella decisione ha pesato l'età, la diminuzione dei clienti, fagocitati dai centri commerciali, ma soprattutto la troppa burocrazia e i tanti vincoli che gravano sugli esercenti. Al giorno d'oggi per i piccoli commercianti andare avanti è complicato; mi sarebbe piaciuto che qualcuno avesse rilevato l'attività ma non è stato possibile». E con un pizzico di nostalgia ripensa a tutte le volte che i clienti bussavano alla porta di casa durante la pausa pranzo o nei festivi e lei apriva suscitando i rimbrotti benevoli dei congiunti.
Tanti, poi, compravano «a depidu, pronti a saldare alla prima occasione utile», rammenta tia Pitana, che aggiunge: «Mia sorella Maria portava i prodotti da Cagliari dove si recava almeno due volte la settimana in treno, armata di una grossa valigia e con i soldi ben celati tra gli indumenti. Al ritorno l'aspettavamo alla stazione di Sindia per darle una mano almeno nell'ultimo tratto di strada».
Una famiglia con il pallino del commercio visto che tre delle sorelle Ardus, Maria, Boricca e Metrina, una volta sposate, hanno aperto un proprio negozio, le prime due a Sindia, la terza a Cagliari, ancora oggi in funzione. «Io e Ninedda – ricorda ancora Sebastiana Ardus – abbiamo continuato insieme ampliando l'attività e trasformandola in merceria. Alla vigilia dei matrimoni vendevamo tantissimi articoli da regalo. Per diversi anni, in uno spazio attiguo al negozio, abbiamo gestito anche una lavanderia facendo la spola tra i due locali. Una volta ritiratasi Ninedda, ho continuato da sola». Fino al 31 dicembre scorso quando l'arzilla negoziante sindiese ha alzato la serranda del negozio di via Zedda per l'ultima volta: «Nella decisione ha pesato l'età, la diminuzione dei clienti, fagocitati dai centri commerciali, ma soprattutto la troppa burocrazia e i tanti vincoli che gravano sugli esercenti. Al giorno d'oggi per i piccoli commercianti andare avanti è complicato; mi sarebbe piaciuto che qualcuno avesse rilevato l'attività ma non è stato possibile». E con un pizzico di nostalgia ripensa a tutte le volte che i clienti bussavano alla porta di casa durante la pausa pranzo o nei festivi e lei apriva suscitando i rimbrotti benevoli dei congiunti.
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