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Minoranza all’attacco: «La giunta si dimetta e si vada al voto»
di Giulia Serra
MACOMER. «Chiediamo a gran voce e per la prima volta le oramai inevitabili dimissioni della giunta entro il termine che consenta alla comunità di esprimersi col voto nel corrente anno, tale da...
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MACOMER. «Chiediamo a gran voce e per la prima volta le oramai inevitabili dimissioni della giunta entro il termine che consenta alla comunità di esprimersi col voto nel corrente anno, tale da scongiurare un lungo periodo di commissariamento dell'ente». È questa la richiesta del gruppo Uniamoci per Macomer, esplicitata nel corso della conferenza stampa di ieri che chiude una settimana agitata sul fronte della politica locale. Con l’apertura del Centro di permanenza per il rimpatrio dei migranti e i tanti dubbi sollevati da più parti rispetto alla sua gestione, gli animi, già irrequieti da mesi, si infiammano ulteriormente in una situazione che, per gli ex consiglieri, si farebbe ancora più complicata e controversa anche a fronte di una imponente «militarizzazione del territorio». Ma non è solo il tema del Cpr ad alimentare lo scontro. Il gruppo accusa la maggioranza di essere allo sbando su tutto, dall’azione di governo fino al rispetto delle norme per il funzionamento del consiglio, e il cuore del problema è individuato nella decisione della maggioranza di resistere ed andare avanti con la consiliatura nonostante il terremoto giudiziario abbattutosi sull’amministrazione in carica che ha portato il sindaco Antonio Succu agli arresti domiciliari. Una scelta alla quale Uniamoci per Macomer, con quattro seggi in assemblea cittadina, ha contrapposto una sorta di Aventino in salsa macomerese che, oltre a destabilizzare la rappresentatività politica dell’assise, mira soprattutto a sottolineare l’imbarazzante situazione venutasi a creare con l’obbligata uscita di scena del primo cittadino. «Il gruppo, nel confermare le dimissioni di tutti i consiglieri della lista, ribadisce l’inagibilità ad operare in un consiglio comunale delegittimato dall’inchiesta Ippocrate, che contesta, tra gli altri, al sindaco e al capogruppo di maggioranza, azioni poste in essere al fine di ottenere dei voti in cambio di altre utilità che, verosimilmente, hanno inquinato anche l'esito delle ultime amministrative».
La richiesta di dimissioni entro un termine congruo è figlia di uno sguardo già proiettato verso la prossima primavera, quando 159 Comuni sardi, tra i quali quattro del Marghine, saranno chiamati alle urne per il rinnovo dei consigli municipali.
La richiesta di dimissioni entro un termine congruo è figlia di uno sguardo già proiettato verso la prossima primavera, quando 159 Comuni sardi, tra i quali quattro del Marghine, saranno chiamati alle urne per il rinnovo dei consigli municipali.
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