Alì e la tenacia di farcela da Kabul all’Italia in 5 anni

La storia di un afghano che a 8 anni ha perso i genitori in un bombardamento Ad ascoltarla, per iniziativa del Rotary, i ragazzi delle scuole Maccioni e Borrotzu

NUORO. Hanno scritto le domande su pezzi di fogli di giornale con la loro grafia incerta. “Come ti sei sentito quando ti prendevano in giro nella casa di accoglienza?” ; “Hai sofferto molto quando ti sei separato dal tuo paese?”; “Quale è stato il momento più difficile quando sei arrivato in Italia?” e poi: “Hai mai pensato di mollare tutto?”. No, Alì Ehsani non lo ha mai pensato, di mollare tutto. Nemmeno dopo esser arrivato in Italia sotto la pancia di un tir da Patrasso, a 13 anni, gli ultimi cinque dei quali trascorsi ad attraversare l’Afghanistan, da dove era partito dopo che i suoi genitori erano morti nel bombardamento della sua casa, quindi il Pakistan, l’Iran, la Turchia, la Grecia. Nemmeno quando suo fratello, di qualche anno più grande di lui, è morto in mare, cercando di arrivare in Italia. Lo ha raccontato in un modo semplice, Alì, qualche giorno fa, agli studenti delle seconde e terze medie della scuola Maccioni e della Borrotzu, in un incontro voluto dal Rotary club di Nuoro. Duecento ragazzi per una volta senza cellulari, ad ascoltare in presa diretta una storia di sofferenza, tenacia, riscatto. “Non mollare mai” potrebbe essere il sottotitolo del libro che Alì ha scritto con Francesco Casolo (Feltrinelli), “I ragazzi hanno grandi sogni”. Prima agli studenti, nella sala teatro della Maccioni, poi la sera alla Biblioteca Satta, Alì Ehsani, conversando con Simonetta Selloni, vice caposervizio de La Nuova Sardegna a Nuoro, ha raccontato la sua vita. Ha dato un volto e circostanze alle storie a volte confuse sui migranti: volti di cui non si sa nulla se non freddi numeri statistici: tot arrivano, tot non ce la fanno... Quella di Alì è la storia di uno che ce l’ha fatta. Il viaggio, drammatico, non si è concluso con l’arrivo in Italia. C’è stato il percorso durissimo da compiere per diventare l’uomo che è oggi. Oggi ha 31 anni, vive a Roma, si è laureato in Giurisprudenza e insegna in una scuola. Studia per sostenere l’esame di Stato per diventare avvocato. Ai ragazzi ha spiegato quanto importante sia stata la volontà sorretta dallo studio: «Mio padre mi diceva sempre di leggere e di studiare, che se non avessi fatto così sarei stato sempre cieco». Nelle sue parole semplici e senza mediazioni, istantanee di un ragazzino di 13 anni che arriva a Roma e va a dormire nella stazione, patisce la fame. Non ha più riferimenti familiari, è sporco e solo in un luogo straniero. Ma ha lo sguardo lungo, Alì Ehsani, ha soprattutto un obiettivo. «Quando dormivo alla stazione e al mattino la polizia ci mandava via, vedevo la città che si risvegliava. Dalle finestre intuivo la vita normale, la colazione, gli abbracci, le cose di ogni giorno. E mi chiedevo: quando anche io avrò la dignità per vivere una vita normale?». Quindi il centro di accoglienza, lo studio, la fede, la capacità di credere a una vita migliore, le persone che hanno creduto in lui. La storia di Alì parte da un elemento comune a tutti i migranti di tutte le latitudini: spinti dalla guerra, dalla fame, come ha ricordato il presidente del Rotary, Gianni Calia, facendo riferimento ai milioni e milioni di italiani che lasciarono il paese per cercare un riscatto, una dignità, una vita migliore. Alì oggi è un uomo che va a testa alta. Nulla potrà cancellare il suo vissuto, il dolore per i suoi cari che non ci sono più. Ma è anche il bambino che ha realizzato il suo grande sogno. Il bello di una vita normale.(r.nu.)

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