La Nuova Sardegna

Nuoro

Chiusa la Comunità terapeutica

di Luca Urgu

Licenziati i sei dipendenti che in via Redipuglia si occupavano di minorenni con problemi psichiatrici

3 MINUTI DI LETTURA





NUORO. La struttura era stata inaugurata alla metà di ottobre del 2017, ieri è stata definitivamente chiusa. E i sei dipendenti, tutti di Nuoro, assunti a tempo indeterminato sono stati mandati a casa. Fine del rapporto di lavoro, secondo quella particolare procedura del licenziamento collettivo. Un iter iniziato alla fine di ottobre quando per la cooperativa che gestisce il servizio non ci sono più le condizioni per andare avanti. I costi sono ritenuti eccessivi per tenere i sei lavoratori supportati da almeno una decina di collaboratori con contratti a tempo, ma ugualmente fondamentali per il funzionamento della struttura che era operativa per tutte le 24 ore. Lasso di tempo diurno e notturno coperto a turno dai dipendenti per assicurare gli standard di efficienza e sicurezza necessari per il tipo di particolare utenza. Certo è che proprio dopo l’estate la situazione all’interno della Comunità terapeutica per adolescenti “Via Redipuglia”, centro specializzato per accogliere ragazzi minorenni con problemi psichiatrici, inizia a mostrare delle difficoltà.

C’è un episodio che fa da spartiacque: ovvero l’arresto a metà settembre da parte della polizia di quattro minorenni ospitati nella struttura che si sarebbero resi colpevoli di vessazioni e sevizie verso coetanei e alcuni operatori. Quei ragazzi vengono inviati in altre strutture ma non più sostituiti da altri a Nuoro. Da quel momento in poi il numero degli utenti ospitati non è più quello a regime (una decina) come in tutto il primo periodo ma si riduce oltre del 50 per cento. Non per niente quando la direttrice della Cooperativa Giuseppina Secci scrive per la prima volta ai sindacati alla fine di ottobre per comunicare la procedura di riduzione del personale nella missiva parla espressamente delle difficoltà per via della diminuzione degli ospiti e della conseguente impossibilità di coprire i costi di gestione. Insomma si dice in maniera esplicita che la via da seguire per l’azienda per non sparire dal mercato è quella del licenziamento collettivo. Sempre in quella data avverte che la procedura di licenziamento sarà sospesa o annullata nel momento in cui l’Ats Sardegna dovesse inserire nuovi ospiti in struttura, sufficienti al sostentamento economico della stessa. Prospettiva che evidentemente non si è verificata se a due mesi da quella missiva i lavoratori sono stati licenziati, gli ultimi ospiti trasferiti e gli spazi chiusi con una doppia mandata. Per Nuoro e il suo territorio è una nuova occasione persa. Non solo per la perdita di una decina di posti di lavoro (6 a tempo indeterminato oltre gli altri contratti a termine), ma per la capacità che un centro del genere aveva di aggregare professionalità (psicologi, psicoterapeuti, educatori, pedagogisti) e progetti di riscatto. Fino a quando ha operato la comunità è riuscita con le sue professionalità ad avviare verso un percorso di cura e riabilitazione i ragazzi. Molti di loro hanno svolto proprio in città un tirocinio nelle aziende del territorio evitando che il disagio diventasse cronico e costruendo un percorso di riscatto. Ora a nemmeno tre anni dal taglio del nastro (tra gli altri c’era l’ex assessore alla Sanità Luigi Arru) di questa struttura moderna e organizzata si chiudono i battenti, con poche speranze di riaprire.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il raid

Undici furgoni a fuoco nella notte: attentato contro un’azienda logistica del sud Sardegna – Le indagini

Le nostre iniziative