Presunto terrorista Isis a Macomer: il processo il 10
di Simonetta Selloni
Amin Ahmad Al Haj era stato arrestato a novembre 2018, secondo l’accusa voleva avvelenare la rete idrica
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MACOMER. Il 10 febbraio prossimo comparirà davanti alla Corte d’assise di Cagliari, per difendersi dall’accusa di essere un terrorista dell’Isis e di aver progettato un attentato su vasta scala, attraverso l’avvelenamento della rete idrica isolana con ricina o antrace. Amin Ahmad Al Haj, 39 anni, cittadino arabo di Damman con origini palestinesi, era stato arrestato a Macomer il 28 novembre del 2018 con un scenografico blitz dei Nocs, il corpo speciale della Polizia di Stato. Agenti con i volti coperti da passamontgna lo avevano bloccato nel centrale Corso Umberto mentre era al volante di una Jeep Cherokee. Un’azione fulminea, compiuta davanti a decine di passanti esterrefatti e alla moglie e alla figlioletta di Al Haj che da tempo con la famiglia viveva nel capoluogo del Marghine. A determinare l’entrata in scena dei corpi speciali era stata l’evoluzione dell’inchiesta condotta dai sostituti procuratori della Direzione distrettuale antimafia: Guido Pani e Danilo Tronci, ossia il timore che Al Haj potesse mettere in atto qualche azione eclatante, come l’avvelenamento di un impianto idrico, di una falda acquifera o di un acquedotto. L’inchiesta era partita due mesi prima: le autorità libanesi avevano informato quelle italiane di aver arrestato un cugino di Al Haj sospettato di far parte dell’Isis, il quale progettava di avvelenare l’acqua di una caserma, nel paese mediorientale, sciogliendo dosi letali di ricina all’interno di una cisterna. È stato lui a fare il nome di Amin Ahmad Al Haj.
Le accuse saranno sostenute dai due pubblici ministeri titolari dell’inchiesta, Pani e Tronci, e dovranno ora arrivare al vaglio della Corte d’assise che sarà presieduta da Tiziana Marogna. Amin Ahamad Al Haj è difeso dall’avvocata Aloise Barria, ed è attualmente detenuto in regime di massima sicurezza a Bancali. Finora non ha reso alcuna dichiarazione: durante l’interrogatorio di garanzia si è avvalso della facoltà di non rispondere. Secondo le accuse, la sua esistenza assolutamente sotto traccia a Macomer, dove ancora risiede la sua famiglia, sarebbe stata il paravento per una intensa attività terroristica. Dall’esame del suo telefonino e del computer, la Digos avrebbe individuato le tracce di ricerche su veleni e pesticidi. In particolare si sarebbe focalizzato sull'aflatossina B1 e il metomil: la prima è una sostanza velenosa letale e cancerogena, di cui una sola molecola potrebbe provocare un'emorragia renale o un carcinoma al fegato. Amin Ahmad Al Haj avrebbe anche compiuto ricerche sui siti legali per l'acquisto di pesticidi a base metomilica, consentito solo al personale qualificato e usato per uccidere i parassiti.
Dal sequestro dei suoi effetti personali e dalle perquisizioni compiute nella sua casa a Macomer – la famiglia è risultata del tutto estranea alle accuse che gli vengono mosse –, però, non è emerso nulla. Nessuna traccia delle sostanze che si assume dovessero essere utilizzate per mettere in atto il piano terroristico è stata rinvenuta dall’analisi dei materiali sequestrati anche alla moglie. E ora si arriva al processo, dove Amin Ahmad Al Haj esporrà la sua verità.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Le accuse saranno sostenute dai due pubblici ministeri titolari dell’inchiesta, Pani e Tronci, e dovranno ora arrivare al vaglio della Corte d’assise che sarà presieduta da Tiziana Marogna. Amin Ahamad Al Haj è difeso dall’avvocata Aloise Barria, ed è attualmente detenuto in regime di massima sicurezza a Bancali. Finora non ha reso alcuna dichiarazione: durante l’interrogatorio di garanzia si è avvalso della facoltà di non rispondere. Secondo le accuse, la sua esistenza assolutamente sotto traccia a Macomer, dove ancora risiede la sua famiglia, sarebbe stata il paravento per una intensa attività terroristica. Dall’esame del suo telefonino e del computer, la Digos avrebbe individuato le tracce di ricerche su veleni e pesticidi. In particolare si sarebbe focalizzato sull'aflatossina B1 e il metomil: la prima è una sostanza velenosa letale e cancerogena, di cui una sola molecola potrebbe provocare un'emorragia renale o un carcinoma al fegato. Amin Ahmad Al Haj avrebbe anche compiuto ricerche sui siti legali per l'acquisto di pesticidi a base metomilica, consentito solo al personale qualificato e usato per uccidere i parassiti.
Dal sequestro dei suoi effetti personali e dalle perquisizioni compiute nella sua casa a Macomer – la famiglia è risultata del tutto estranea alle accuse che gli vengono mosse –, però, non è emerso nulla. Nessuna traccia delle sostanze che si assume dovessero essere utilizzate per mettere in atto il piano terroristico è stata rinvenuta dall’analisi dei materiali sequestrati anche alla moglie. E ora si arriva al processo, dove Amin Ahmad Al Haj esporrà la sua verità.
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