Uccisa in garage a Gavoi, l'autore del delitto in permesso: sconcerto della famiglia della vittima
L'avvocata Anna Maria Busia: "Un sistema impostato male, le vittime restano invisibili"
CAGLIARI. Un profilo Facebook con il nome di Pierpaolo Contu, poi rimosso. Così i familiari di Dina Dore, la donna trovata morta nel bagagliaio della sua Fiat Punto, con la figlioletta di otto mesi che dormiva sul seggiolino, il 26 marzo 2008, a Gavoi, hanno scoperto che l'autore materiale del delitto non era più in carcere.
«Ci è stato segnalato questo profilo Facebook - ha commentato Graziella Dore sorella della vittima - ma noi non sappiamo nulla di più di questo». «Purtroppo il nostro sistema penale non prevede la tutela delle vittime del reato avvisandole quando viene disposta la scarcerazione del condannato per quanto per pochi giorni - ha spiegato all'Ansa l'avvocata della famiglia Dore, Anna Maria Busia - È un sistema impostato male perché la scarcerazione di una persona che ha posto in essere un reato così efferato avrebbe invece dovuto essere comunicata alle vittime che sono come sempre invisibili».(Ansa).
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