Investimento mortale vicino a Siniscola: consulenze opposte
NUORO. Secondo la ricostruzione fatta dalla difesa ma anche da quella del consulente dell’accusa, quella notte senza luna e senza illuminazione artificiale, sulla strada che collega Siniscola a La...
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NUORO. Secondo la ricostruzione fatta dalla difesa ma anche da quella del consulente dell’accusa, quella notte senza luna e senza illuminazione artificiale, sulla strada che collega Siniscola a La Caletta, Davide Trubbas, 47 anni, di Siniscola, stava vagando nel buio pesto. Poi avrebbe tentato di attraversare proprio nel momento nel quale sopraggiungeva l’auto guidata da Stefano Ciuffreda e quest’ultimo lo aveva preso in pieno sbalzandolo di diversi metri più avanti sull’asfalto. Ciuffreda aveva ripetuto a tutti di non avere visto nulla perché c’era buio. E gli accertamenti fatti, così come la consulenza tecnica disposta dall’accusa, avrebbero testimoniato che stava percorrendo la strada entro i limiti di velocità previsti. «L’auto dell’investitore andava a 50 chilometri orari – aveva spiegato nell’udienza precedente, Valerio Zironi, l’ingegnere consulente del pm – il pedone camminava a ridosso del margine della strada ed è stato investito mentre cercava di attraversare». Certo è che comunque, per quella morte causata dallo schianto tremendo, Ciuffreda è finito a giudizio per omicidio stradale, e ieri, davanti al giudice Giovanni Angelicchio, si è tenuta un’altra udienza del processo. In aula ha deposto il consulente della parte civile: il medico Antonio Passaretta. E la ricostruzione che ha dato dello schianto differisce di gran lunga da quella fornita dalla difesa e anche da quella raccontata dal consulente del pubblico ministero. Secondo questi ultimi, infatti, Trubbas quella sera aveva tentato di attraversare e in quel momento era stato investito. Secondo il consulente della parte civile, invece, «la vittima non stava attraversando perché altrimenti sarebbe stata presa sul fianco e lì ci sarebbero state le lesioni. La vittima è stata attinta da dietro mentre camminava, ed è stato catapultata a più di trenta metri di distanza determinando un insieme di lesioni che ne hanno determinato la morte». «Che specializzazione ha lei?» ha chiesto l’avvocato di Ciuffreda, Francesco Lai. «Sono medico in Ostretricia e ginecologia», ha risposto il consulente. Ieri in aula ha deposto anche Antonio Manca, un volontario del 118 della Caletta che ha assistito all’impatto. «Era tutto buio – ha detto – la visibilità non era buona come adesso». Il processo è stato rinviato al 29 aprile. (v.g..)
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