Il sindaco resta ai domiciliari

Macomer, respinta la richiesta di revoca della misura cautelare. Rigetto anche per Salvatore Manai

MACOMER. È un no doppio, pesante. Lo pronunciano due tribunali diversi – per la prima volta c’è anche quello di Cagliari – e dicono che due dei protagonisti dell’inchiesta Ippocrate, che ha decapitato parte della vecchia gestione dell’Assl oristanese, devono ancora sottostare alla misura di custodia cautelare emessa a ottobre. Il nome in primo piano è ovviamente quello di Antonio Onorato Succu, sindaco sospeso di Macomer, che all’ospedale San Martino di Oristano è stato primario di Ostetricia e ginecologia sino al suo trasferimento, a inizio settembre, all’ospedale di Nuoro dove però non ha preso mai servizio. A impedirglielo era stato il provvedimento del giudice per le indagini preliminari Annie Cecile Pinello che aveva accolto la richiesta di custodia cautelare formulata dalla procura oristanese nell’ambito dell’indagine condotta dalla Guardia di finanza e coordinata dai pubblici ministeri Armando Mammone e Marco De Crescenzo. Gli inquirenti ritengono di aver mandato gambe all’aria un sistema creato per dirottare voti verso il Partito dei Sardi, truccando concorsi e pilotando assunzioni interinali all’Assl di Oristano.

Antonio Succu non è però l’unico a rimanere ai domiciliari. Quasi nell’ombra, nelle scorse settimane, aveva presentato la richiesta di revoca della misura cautelare anche Salvatore Manai, il silanese che era a capo del personale infermieristico nello stesso reparto di Ostetricia. Anche per lui la richiesta è respinta. Sono stati però due tribunali differenti a valutare le posizioni dei due indagati, non i soli a essere sottoposti a misura cautelare all’inizio dell’inchiesta che coinvolge anche l’ex primario di Rianimazione ed ex consigliere regionale, il bosano Agusto Cherchi; il ghilarzese Gianni Piras che era a capo delle professioni infermieristiche dell’Assl di Oristano; l’ex commissaria della stessa Assl, Maria Giovanna Porcu; e ancora Angelo Piras, l’attuale responsabile delle professioni sanitarie all’Assl di Nuoro che un tempo ricopriva lo stesso incarico a Oristano; la dipendente dell’agenzia interinale E-Work, la sassarese Agnese Canalis. C’è poi una schiera di altri indagati perché avrebbero usufruito della sponda data dagli inquisiti principali per vincere concorsi o strappare assunzioni nell’Assl.

Sono aspetti che attendono di essere valutati, mentre un nuovo giudizio c’è già per Antonio Succu e Salvatore Manai. Il primo aveva già richiesto la revoca dei domiciliari al tribunale di Oristano e stavolta aveva puntato sull’appello al tribunale di Cagliari dove avevano presentato l’istanza i suoi avvocati Guido Manca Bitti e Luciano Rubattu. L’esito è stato però identico, con i giudici che hanno ravvisato che ancora sussistano gli elementi per lasciare l’indagato ai domiciliari – le motivazioni di tale decisione arriveranno in seguito –. Al tribunale di Oristano si era invece rivolto, per la prima volta, Salvatore Manai. Anche in questo caso la richiesta presentata dall’avvocato Antonello Spada non ha avuto l’esito sperato dall’indagato che resta a sua volta ai domiciliari. Probabile che si vada in appello, mentre Antonio Succu dovrà decidere se compiere l’ulteriore passo in Cassazione.

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