Ottana Energia, un nuovo ricorso
Federico Sedda
L’azienda chiusa dal 2018 si è rivolta al Consiglio di Stato per una controversia con la Provincia
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OTTANA. Gli impianti sono fermi dal 31 dicembre 2015, mentre il 18 gennaio del 2018 sono stati licenziati i 40 lavoratori rimasti ancora nell’organico dell’azienda dopo due anni di cassa integrazione straordinaria e tormentata. Due date che hanno segnato la fine della centrale termoelettrica di Ottana Energia: l’azienda del gruppo di Paolo Clivati che forniva energia, vapore e utility a Ottana Polimeri, l’altra fabbrica del sito industriale di proprietà del gruppo Clivati-Indorama che ha chiusa i battenti nel 2014, licenziando, a settembre del 2017, i 58 lavoratori rimasti in organico dopo tre anni di Cigs.
La chiusura di Ottana Energia, che è rimasta in piedi per qualche anno solo grazie al regime di essenzialità concesso nel 2012 da Terna e a fine 2015, ha segnato la fine di un’epoca che ora sembra passata nel dimenticatoio. Eppure, Ottana Energia, che tutti considerano ormai morta e sepolta, continua a fare parlare di sé. Non certo nei contesti produttivi, da cui manca da cinque anni e dove è difficile un futuro ritorno, ma nelle aule dei tribunali amministrativi del Tar della Sardegna prima e il del Consiglio di Stato poi.
Ne sa qualcosa la Provincia di Nuoro, costretta qualche giorno fa a nominare un legale di fiducia per resistere in giudizio contro l’appello al Consiglio di Stato presentato da Ottana Energia a giugno del 2019 dopo la sentenza del Tar che ha visto l’azienda di Clivati perdere il ricorso contro una determinazione riguardante la proroga dell’Aia, l’autorizzazione integrata ambientale. Ma andiamo con ordine. Con un’istanza del 29 maggio del 2017, a impianti ormai fermi e con i lavoratori in cassa integrazione e alle soglie del licenziamento, Ottana Energia chiese alla Provincia la proroga o il rinnovo dell’autorizzazione integrata ambientale in deroga per la centrale termoelettrica a olio combustibile al fine dell’esercizio dell’impianto. Con determinazione dirigenziale numero 1143 del 19 settembre del 2017 la richiesta venne respinta.
Ottana Energia, con un ricorso notificato alla Provincia il 28 novembre del 2017, decise allora di ricorrere al Tar per chiedere l’annullamento del provvedimento di diniego. L’azienda di Paolo Clivati, con la sentenza numero 1002/2018 pubblicata il 3 dicembre 2018, si vide, però, respingere il ricorso con l’addebito di tremila euro di spese di giudizio. Ottana Energia, che nel frattempo aveva già licenziato tutti i lavoratori, mentre il patron Clivati si era trasferito in Spagna con il partner Indorama, con ricorso notificato alla Provincia il 6 giugno del 2019, ha proposto appello al Consiglio di Stato per chiedere la modifica della sentenza di primo grado.
Anche stavolta la Provincia ha deciso di resistere in giudizio. «Al momento – si legge nella delibera firmata dall’amministratore Costantino Tidu, il 6 febbraio 2020 – sono confermate le motivazioni della determinazione n. 1143 del 2017”, quelle, cioè, che portarono al diniego della proroga dell’autorizzazione dell’Aia». Sulla controversia deciderà ora il Consiglio di Stato. Al di là della vicenda giuridica, rimane in piedi, tuttavia, una domanda: perché chiedere la proroga Aia quando gli impianti erano fermi da due anni e le lettere di licenziamento dietro l’angolo? L’ennesimo paradosso di Ottana.
La chiusura di Ottana Energia, che è rimasta in piedi per qualche anno solo grazie al regime di essenzialità concesso nel 2012 da Terna e a fine 2015, ha segnato la fine di un’epoca che ora sembra passata nel dimenticatoio. Eppure, Ottana Energia, che tutti considerano ormai morta e sepolta, continua a fare parlare di sé. Non certo nei contesti produttivi, da cui manca da cinque anni e dove è difficile un futuro ritorno, ma nelle aule dei tribunali amministrativi del Tar della Sardegna prima e il del Consiglio di Stato poi.
Ne sa qualcosa la Provincia di Nuoro, costretta qualche giorno fa a nominare un legale di fiducia per resistere in giudizio contro l’appello al Consiglio di Stato presentato da Ottana Energia a giugno del 2019 dopo la sentenza del Tar che ha visto l’azienda di Clivati perdere il ricorso contro una determinazione riguardante la proroga dell’Aia, l’autorizzazione integrata ambientale. Ma andiamo con ordine. Con un’istanza del 29 maggio del 2017, a impianti ormai fermi e con i lavoratori in cassa integrazione e alle soglie del licenziamento, Ottana Energia chiese alla Provincia la proroga o il rinnovo dell’autorizzazione integrata ambientale in deroga per la centrale termoelettrica a olio combustibile al fine dell’esercizio dell’impianto. Con determinazione dirigenziale numero 1143 del 19 settembre del 2017 la richiesta venne respinta.
Ottana Energia, con un ricorso notificato alla Provincia il 28 novembre del 2017, decise allora di ricorrere al Tar per chiedere l’annullamento del provvedimento di diniego. L’azienda di Paolo Clivati, con la sentenza numero 1002/2018 pubblicata il 3 dicembre 2018, si vide, però, respingere il ricorso con l’addebito di tremila euro di spese di giudizio. Ottana Energia, che nel frattempo aveva già licenziato tutti i lavoratori, mentre il patron Clivati si era trasferito in Spagna con il partner Indorama, con ricorso notificato alla Provincia il 6 giugno del 2019, ha proposto appello al Consiglio di Stato per chiedere la modifica della sentenza di primo grado.
Anche stavolta la Provincia ha deciso di resistere in giudizio. «Al momento – si legge nella delibera firmata dall’amministratore Costantino Tidu, il 6 febbraio 2020 – sono confermate le motivazioni della determinazione n. 1143 del 2017”, quelle, cioè, che portarono al diniego della proroga dell’autorizzazione dell’Aia». Sulla controversia deciderà ora il Consiglio di Stato. Al di là della vicenda giuridica, rimane in piedi, tuttavia, una domanda: perché chiedere la proroga Aia quando gli impianti erano fermi da due anni e le lettere di licenziamento dietro l’angolo? L’ennesimo paradosso di Ottana.
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