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Nuoro

L’Agrario di Siniscola come un mini caseificio

di Mauro Piredda
L’Agrario di Siniscola come un mini caseificio

L’istituto superiore sempre più scuola aperta tra formaggio e boom di iscrizioni Ferralis: «Un modello incentrato sulla personalizzazione degli apprendimenti»

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SINISCOLA. Candidarsi ad essere un punto di riferimento delle nuove generazioni legate all’economia del territorio. È questo l’obiettivo dell’Agrario di San Narciso (l’Ipsasr facente parte dell’Istituto di istruzione superiore Michelangelo Pira di Siniscola). La struttura, a seguito delle recenti riforme degli ordinamenti professionali e in concomitanza con il termine delle reggenze che hanno caratterizzato questi ultimi anni, si sta sempre di più configurando come un luogo aperto finalizzato alla ricerca e alla sperimentazione. I ragazzi, protagonisti di diverse iniziative sul fronte della valorizzazione de della trasformazione dei prodotti locali, a breve (è il caso di dirlo) inizieranno a cagliare nuove conoscenze grazie alla realizzazione in loco di un mini caseificio. Il prodotto principe del tessuto economico locale potrà essere così trasformato grazie a un contributo della Fondazione di Sardegna. L’obiettivo è duplice: promuovere lo spirito imprenditoriale degli alunni, coinvolgendoli nel processo di valorizzazione; consolidare il ruolo della scuola a livello territoriale nella formazione professionale. Il formaggio, come si vede durante la visita guidata dal tecnico chef Piercarlo Ferralis, dal direttore dell’azienda agraria Fabrizio Ruggero e dal docente di Scienze agrarie Luigi Masala, si affianca quindi al vino (nella cantina adiacente al caseificio si produce cannonau in purezza e cannoanu con cabernet) e all’olio d’oliva (a breve, anche con la collaborazione del docente Antonio Asproni, sarà bandito un concorso). Ma anche alla pompia e ai suoi derivati.

Nel frattempo, all’agrario, si vedono i primi risultati del pompieto sperimentale con gli innesti attecchiti. Pochi metri oltre il pompieto un gruppo di studenti e di esterni assiste a un corso di potatura dell’olivo condotto dai tecnici Laore: «Questo è un esempio di cosa vuol dire scuola aperta – spiegano Ferralis, Ruggero e Manca –. Grazie alle direttive del decreto legislativo 61 del 2015, che hanno stravolto in positivo il nostro assetto organizzativo e didattico, oggi portiamo avanti un modello incentrato sul principio della personalizzazione degli apprendimenti. A disposizione dei ragazzi c’è un tutor che li segue passo dopo passo. Ma è il caso di dire che la scuola sta avendo il suo successo anche grazie alla presenza di un dirigente fisso, Sebastiano Lai, dopo alcuni anni di reggenze. E i risultati si vedono con il raddoppio degli iscritti. Il prossimo anno scolastico avremo due prime».

Tra le altre iniziative vanno citati il recupero dell'area boschiva con la collaborazione dell'ente foreste e i corsi per il conseguimento di due patentini: acquisto e impiego di prodotti fitosanitari e guida di trattori agricoli.

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