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Nuoro

«Un attentato al territorio non solo al consorzio»

di Lamberto Cugudda
«Un attentato al territorio non solo al consorzio»

Tortolì, il presidente Frate il giorno dopo le fucilate: andiamo avanti comunque Tanino Melis, alla guida negli anni ’90, racconta la lunga stagione di intimidazioni

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TORTOLÌ. «Quest’atto intimidatorio non fa solo male al Consorzio industriale provinciale, a me che sono il presidente e al cda. Fa veramente male a tutta l’Ogliastra». Ieri alle 18.40, subito dopo essere uscito dal commissariato di Ps, il presidente dell’ente Matteo Frate ha rilasciato solo questa dichiarazione, ricordando che è fiducioso «sull’operato delle forze dell’ordine e che andremo avanti, senza farci intimidire, con il nostro impegno quotidiano per il risanamento dell’ente».

Nel day after relativo alle due fucilate a pallettoni calibro 12 esplose nella nottata fra lunedì e martedì contro le due finestre dell’ufficio tecnico del Consorzio industriale provinciale dell’Ogliastra, si registra una certa tensione. Come se si fosse ripiombati indietro negli anni bui fra il 1982 e il 1994, quando nel mirino degli attentatori finirono alcuni presidenti dell’ente territoriale. A raccontare quegli anni è Tanino Melis, che il 20 dicembre 1990, dopo lunghissime trattative, sconfiggendo l’allora grande Balena Bianca (la Dc), da esponente sardista (alle trattative non mancò il tortoliese Giorgio Ladu, ex segretario nazionale del Psd’az ndr) riuscì a essere eletto alla guida del Consorzio industriale di Tortolì. «Rimasi alla presidenza del fino al 2001 – ricorda Melis – quando venne eletto Franco Ammendola. Dal mese precedente alla mia elezione fino al 1992, sotto la mia abitazione, in pieno centro, mi fecero saltare in aria tre auto: una Lancia Delta (di colore rosso, che era il mio sogno fin da ragazzo), una Y10, e un’altra Lancia. Senza considerare le scritte con minacce di morte e altro comparse sui muri, le scatole di fiammiferi lasciate sul tettuccio delle auto quale “segnale” e altro. Prima di me, atti intimidatori vennero posti in essere contro altri due presidenti del Consorzio industriale (Fanni e Mascia)».

Tanino Melis spiega che, a suo parere, tutti gli attentati del suddetto periodo erano relativi al Piano regolatore industriale e alle aree che occorreva acquisire, anche espropriandole. «Il gioco è sempre lo stesso – precisa – e parte con la diffamazione, poi prosegue con gli attacchi continui e vieni lasciato solo. Nel mio caso, a livello comunale, gli stessi che accettarono tale Piano poi cavalcarono il malcontento. La vera colpa non è di chi mette le bombe, ma di chi li manda, comprandoli con una dose di fumo».

Fra le imprese insediate in area industriale l’atto intimidatorio di poche notti fa è stato duramente condannato, ma non mancano le critiche verso l’operato dei vertici del Consorzio. E’ il caso dell’imprenditore Franco Ammendola, che fa parte dell’associazione degli insediati nella zona industriale di Tortolì-Arbatax. L’imprenditore, ex presidente dello stesso Consorzio industriale dal 2001 al 2006, parla di «attività inesistente» da parte dei vertici consortili, con i quali non si riuscirebbe a interloquire. «In primis – dice Ammendola – condanno senza se e senza me l’atto intimidatorio, perché serve il confronto civile. Secondo me e tanti altri insediati (in totale si parla di circa 145 imprese presenti in area industriale) la situazione generale in zona industriale non può certo definirsi buona. Basta pensare al decoro urbano, all’illuminazione praticamente inesistente, alla fibra ottica mai collegata e ad altro. I rapporti sono conflittuali e negli ultimi mesi il Consorzio, tramite un legale, ci ha chiesto il pagamenti di oneri che già versiamo al Comune».

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