La Nuova Sardegna

Nuoro

Ex mulino, anfiteatro e galleria di Prato «Lavori da sbloccare»

di Kety Sanna
Ex mulino, anfiteatro e galleria di Prato «Lavori da sbloccare»

L’appello del direttore Gian Franco Seddone al Comune «Una boccata d’ossigeno per salvare le imprese e i giovani»

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NUORO. La crisi nera dell’edilizia in Sardegna, in particolare a Nuoro, configura una situazione sempre più grave per un settore che sembra incapace di riprendersi. A dirlo sono i dati Istat che raccontano chiaramente di come, in pochi anni, il tasso di disoccupazione, legato alle moria delle imprese, se dal 2015 fino al 2018 registrava una diminuzione del tasso del 5,5%, nel terzo trimestre 2019 ha avuto un incremento dell’ 1,4% raggiungendo un totale del 12,6%. In particolare in città si è passati da 7.200 disoccupati del 2014 ai 10.200 del 2018. A questi poi si aggiungono i dati relativi alle persone inattive: la provincia di Nuoro nel 2014 contava 77mila unità, nel 2018 105.800. Una crisi inarrestabile che rappresenta una minaccia per la tenuta economica della città. L’edilizia è il settore trainante dell’economia e coinvolge un indotto di circa 50 imprese oltre ai fornitori di materiale. «Occorrono cambiamenti radicali – dice Gian Franco Seddone, direttore della Confimprenditori Sardegna –, non bastano segnali isolati, sia pure rilevanti. Occorre una legge quadro di settore, che ne permetta il rilancio. La grave crisi del comparto ha colpito l’intera filiera, dalle costruzioni ai fornitori di materie prime come cemento, calcestruzzi e tanti altri con tutto l’indotto che ne deriva. Se ci fosse stato un sostegno serio al settore – aggiunge convinto Seddone – le aziende di calcestruzzi avrebbero salvato tanti posti di lavoro. Occorre un provvedimento che coinvolga l’intera filiera raggiungendo tre obbiettivi: la burocrazia nello snellimento delle procedure, un pacchetto di incentivi fiscali, la spinta alle banche affinché riaprano i cordoni delle borse tornando a finanziare gli investimenti nell’edilizia, dai restauri alle nuove costruzioni. Soltanto la ripresa dell’edilizia permetterà l’uscita definitiva dalla crisi». Il direttore della Confederazione nazionale delle piccole e medie imprese non ha dubbi: occorre appaltare lavori pubblici in modo che traino il settore e l’indotto. «Nessuno – sottolinea – costruisce più, e il numero delle aziende che falliscono e di imprenditori che si reinventano un lavoro sono sempre più numerosi. Solo lo sblocco dei lavori pubblici darebbe una boccata d’ossigeno al settore». Quindi l’elenco di una serie di lavori mai avviati e ancora da cantierizzare nel capoluogo barbaricino che potrebbero fungere da ripresa per il settore.

«Basti pensare all’ex mulino Gallisai, destinato a diventare sede universitaria in un palazzo del 1800, – rimarca il dirigente – oppure all’ex artiglieria e alla galleria di Pratosardo che necessita di lavori di messa in sicurezza. E ancora: vogliamo parlare dei lavori dell’anfiteatro? Il Comune aveva ricevuto anticipazioni per sistemare la struttura ma non si è mai fatto nulla. L’edilizia – prosegue Seddone – non è fatta solo di grandi opere pubbliche, a volte appannaggio di gruppi imprenditoriali di grosse dimensioni; l’edilizia è soprattutto un insieme di interventi piccoli e medi sostenuti da un diffuso tessuto di imprenditori privata. Attualmente la crisi ha portato la moria di migliaia di piccole e medie imprese proprio per mancanza di lavoro, per le numerose tasse e per i continui ostacoli da parte della burocrazia che nessun governo e nessuna amministrazione pubblica cerca di snellire o di ridurre». Sul finire il direttore della Confimprenditori scaglia una freccia a favore dei giovani. «Si chiede loro di fare impresa con l'utilizzo degli incentivi regionali (si parla di 25mila euro a tasso zero da rendere in 5 anni ndr), ed è ovvio che rispondano che non sono sufficienti per affrontare spese e ostacoli richiesti dalla burocrazia per poter avviare un’attività. Chiederei maggiore attenzione sui giovani – conclude Seddone – perché sono i più svantaggiati e tendono ad emigrare per cercare di realizzarsi altrove».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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