La Nuova Sardegna

Nuoro

«Cpr, subito una commissione»

di Giulia Serra
«Cpr, subito una commissione»

Macomer, la vice sindaca Ledda: la scelta non è stata del Comune ma ora sono necessarie le verifiche

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MACOMER. «Sul Cpr e sulla sua gestione interna il Comune di Macomer non ha competenza, ma sollecita l’istituzione della commissione di verifica e auspica che il garante dei diritti possa quanto prima espletare la sua funzione di vigilanza». Così risponde a La Nuova Sardegna la vice facente funzioni di sindaco Rossana Ledda, interpellata sulle tante criticità emerse in queste settimane nel centro per migranti aperto a metà gennaio a Bonu Trau, in quella che fu la sede del carcere mandamentale.

In 40 giorni di vita, la struttura è balzata ripetutamente agli onori delle cronache per i numerosi episodi che hanno fatto emergere da una parte il livello di rigidità della cosiddetta “detenzione amministrativa” e gli effetti su coloro che la subiscono, dall’altra le ripercussioni sui lavoratori di una gestione messa sotto accusa dalle denunciate falle sul sistema di sicurezza a tutela dello stesso personale in servizio. Una situazione di caos di fronte alla quale una parte della società ha deciso di non rimanere in silenzio, specie dopo la lettera aperta della presidente delle Camere penali di Oristano Rosaria Manconi che ha avuto la forza e la capacità di squarciare il velo di impenetrabilità delle condizioni all’interno della struttura. Prese di posizione da parte delle associazioni che presidiano il rispetto dei diritti umani, dal coordinamento dei garanti dei detenuti della Sardegna e persino del vescovo di Alghero-Bosa Mauro Maria Morfino, ma a restare in silenzio sono state proprio le istituzioni direttamente chiamate in causa, in primis la Prefettura di Nuoro.

Il Comune di Macomer parla oggi per voce di Rossana Ledda: «Ritengo che sulla natura dei Cpr si possa discutere all’infinito, ma di fatto sono previsti da una legge dello Stato italiano, di cui facciamo parte e a cui devono attenersi tutti i Comuni. Forse la natura del Cpr cambierebbe se anziché a Macomer fosse in qualunque altra parte della Sardegna? Se poi si vuole accusare le amministrazioni comunali sedi delle carceri e dei Cpr in Italia rispetto alle molteplici problematiche di gestione, beh, allora mi arrendo». Ripercorrendo l’iter che ha portato all’apertura della struttura a Macomer, Rossana Ledda rimarca i ruoli di ciascuno per richiamarne le competenze: «La scelta di aprire il Cpr a Macomer fu fatta dallo Stato e non dal Comune, dato che il decreto Minniti-Orlando prevedeva che la scelta fosse in capo al Ministero, che interpellò la Regione, la quale decise di coinvolgere il Comune di Macomer perché aveva sul suo territorio un ex carcere in buone condizioni di proprietà del demanio. Il sindaco Succu e l’amministrazione, preso atto delle decisioni in capo, riuscirono non solo a coinvolgere tutto il consiglio comunale, ma soprattutto a porre precise condizioni: il rispetto della dignità degli ospiti e la sicurezza della popolazione con implementazione delle forze dell’ordine, dell’illuminazione pubblica e della videosorveglianza, oltre che la possibilità di riapertura della caserma della GdF e l’esclusione dell’apertura del Centro accoglienza straordinaria all’ex Motel Agip». A firmare quel patto, ricorda Ledda, oltre il Comune, c’erano la Regione, il Ministero, la Provincia, l’Anci e il Consiglio autonomie locali.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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