«Il ladro sorpreso in sella alla mia bici»
A processo per furto, le parti offese: «Quella notte non ci siamo accorti di nulla»
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NUORO. È accusato di furto in abitazione con strappo. Ieri mattina davanti al giudice monocratico Ferrando si è celebrato il processo a carico di Cristian Chiosea Mihaita, cittadino romeno difeso dall’avvocato Giuseppino Monni, ritenuto responsabile del furto avvenuto nella notte tra il 4 e il 5 giugno 2018 all’interno di un’abitazione del Corso Garibaldi. In aula sono stati sentiti come testi i proprietari della casa, padre e figlio, che oltre a non essersi accorti di nulla, hanno raccontato al giudice il particolare risveglio di quella giornata di inizio estate. «A rendersi conto del furto era stato mio padre – ha detto Salvatore Piredda (noto Tundone ndr) –. Si era svegliato ed era salito al piano superiore per fare colazione. Non aveva più trovato il televisore e, se inizialmente aveva pensato ad uno scherzo, poi gli era bastato poco per rendersi conto che si trattava di ben altro. Mancavano all’appello anche una sorta di cassaforte antica, un orologio d’oro, la mia bicicletta, delle calzature, una macchina fotografica Nikon, unità esterne del computer, una vecchia radio, un amplificatore». Quindi il teste ha spiegato in aula di come in quel periodo a casa erano in corso dei lavori che avevano portato i genitori a mantenere la porta di un cortile interno, che si affaccia su piazza Mazzini, sempre aperta. Da lì l’accesso agli altri ambienti della casa era stato un gioco da ragazzi per il presunto ladro che era riuscito a non farsi sentire, nonostante avesse portato via dall’abitazione diversi oggetti, alcuni anche ingombranti. «La mattina seguente – ha aggiunto Salvatore Piredda – avevo visionato le immagini degli impianti di video sorveglianza di alcuni negozi del Corso che avevano ripreso l’uomo in azione. Qualche mese dopo, nei primi giorni di settembre, un amico aveva riconosciuto la mia bicicletta che aveva il sellino contrassegnato, guidata da un giovane che scendeva da via Angioj, a pochi metri da casa. Ero andato in caserma a denunciare il fatto e a indicare la casa dove il giovane viveva (l’ex sede del Comune che per un periodo era stata occupata da persone senza fissa dimora ndr). Lì i militari avevano trovato di tutto – ha aggiunto Piredda –. Mi avevano le foto per capire cosa fosse di nostra proprietà. Poi ero stato chiamato in caserma e avevo avuto modo di riscontrare che il soggetto fermato era lo stesso ripreso dalle telecamere la notte del furto. La bicicletta e pochi altre cose mi erano state rese». Dello stesso tenore la deposizione di Piredda, padre, che davanti ai giudici oltre a confermare le dichiarazioni rilasciate a suo tempo, ha detto di non essersi accorto di nulla quella notte e di aver notato qualcosa di strano solo la mattina successiva. (k.s.)
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