«Il Corso sta tornando ai nuoresi»
di Valeria Gianoglio
Area pedonale, i progettisti del bosco urbano: abbiamo dato una scossa e mostrato una luce nuova
4 MINUTI DI LETTURA
NUORO. «Anche le critiche e l’intenso dibattito nato attorno al progetto dell’area urbana pedonale e al nuovo arredo urbano, in fondo, per noi sono state una vittoria: era l’obiettivo che ci eravamo proposti sin dall’inizio: che i nuoresi si riappropriassero del corso Garibaldi, che notassero, anche attraverso un ceppo di legno o una lavagna, che il corso presenta tanti difetti ma anche altrettante potenzialità: e che sotto quel ceppo e quel cerchio bianco c’è un pezzo di asfalto che non ci sarebbe dovuto essere, e che dietro quella lavagna c’è un muro di blocchetti che un domani si spera venga sostituito. Prima ci si passava davanti senza nemmeno vedere, per la forza dell’abitudine, ora, invece, grazie al nuovo arredo urbano è tutto più evidente e crea dibattito. Volevamo dare una scossa, e ci siamo riusciti, una scossa temporanea, perché questa è una sperimentazione che finirà entro breve, a fine aprile, ma con la prospettiva di fare un progetto definitivo».
Pasquale Murru ha 33 anni, lavora come architetto e libero professionista, insegna nelle scuole superiori, e ha girato tanto – dall’Europa al Canada – per osservare la bellezza del diverso e scoprire il mondo, ma la natìa Nuoro, a partire dal quartiere del Nuraghe dove è nato e vissuto, li ha portati sempre nel cuore. Ne conosce i pregi e scherza senza problemi sui difetti. Compresa la tenace tendenza a “murrunzare”, a protestare per qualunque cosa. Così, nell’estate scorsa, quando ha ricevuto la telefonata che gli ha sconvolto l’estate, in un istante ha afferrato al volo che oltre alla bellezza della nuova sfida ne sarebbe potuto arrivare anche un discreto numero di critiche. Ma tant’è: in fondo è il bello dello sperimentare.
«È nato tutto per caso – ricorda – da una telefonata che ho ricevuto a metà luglio dell’estate scorsa. Dal Comune mi chiedevano se avevo voglia e il tempo di progettare in quindici giorni il nuovo arredo urbano dell’area pedonale al corso Garibaldi. Quindici giorni, ripeto, appena quindici giorni. Ho accettato la sfida: a tempo zero ho chiamato i miei due amici e colleghi Agnese Mavuli, di Nuoro, e Davide Fancello, di Dorgali, e insieme a loro ho cominciato a lavorare al progetto. Non senza averli avvisati, con un po’ di ironia ma neanche troppo, “Preparatevi che qui ci ammazzano, i nuoresi sono per tradizione criticoni”».
E così, in quelle calde settimane del luglio nuorese 2019, dai tre giovani architetti barbaricini, viene fuori l’idea di creare un piccolo bosco urbano nell’antica bia Majore. «Un’avventura, è stata una vera avventura tutto – ricorda, Pasquale Murru, stendendo un sorriso timido ma sincero – per prima cosa, per quanto conoscessimo il Corso come fruitori, abbiamo comunque fatto un nostro sondaggio per capire come effettivamente poteva migliorare, e ci siamo resi conto che i pedoni, quando la strada era aperta alle auto, avevano appena un metro a disposizione per muoversi. E poi abbiamo pensato all’idea del bosco e una volta steso il progetto siamo partiti alla caccia delle piante. Volevamo che fossero piante autoctone, che rappresentassero la macchia mediterranea, e trovarle, soprattutto a fine luglio, non è stato facile. Poi, per risparmiare sui costi, abbiamo deciso di riutilizzare le fioriere che erano già del Comune dai tempi del sindaco Mario Zidda, e le abbiamo ripiantumate. Visto che si trattava di una sperimentazione di tre mesi, abbiamo pensato, con interventi minimi, di far vedere il corso sotto una luce diversa. Si chiama “urbanistica tattica”: volevamo, in particolare, che la comunità si riappropriasse di questo spazio, grazie al verde, a sedute in legno, a una lavagna. A interventi piccoli e poco costosi, ma che facessero anche riflettere su ciò che il corso potrà essere dopo, finita la sperimentazione».
E tra un idea e l’altra, per Pasquale Murru e i colleghi progettisti Agnese e Davide, arriva il giorno dell’inaugurazione. Il primo fatidico via all’area pedonale urbana al corso Garibaldi. «Me lo ricordo bene, quel giorno – racconta Pasquale – era il 21 dicembre e per vedere le reazioni dei nuoresi al nostro progetto di bosco urbano, mi sono seduto su uno dei ciocchi di legno e ho aspettato. Bene, non dimenticherò mai, quando ho visto un gruppo di vecchietti che si avvicinava alle piante di mirto che avevamo sistemato nella parte alta, e che mangiucchiava qualche bacca. Chiacchierava, forse anche manifestava un po’ di scetticismo, ma intanto si sedeva e toccava le piante. Non c’è stata per me cosa più bella: il segno che eravamo riusciti a farli sentire parte del progetto, a far sentire il corso come loro. Idem quando ho visto tanti bambini insieme ai loro genitori scrivere sulla lavagna sistemata sempre sul corso. La forza di questo progetto sperimentale, di questa idea, in fondo era proprio questa: muovere qualcosa nell’animo dei nuoresi. Far loro capire che per il corso ci potrà essere un futuro diverso».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Pasquale Murru ha 33 anni, lavora come architetto e libero professionista, insegna nelle scuole superiori, e ha girato tanto – dall’Europa al Canada – per osservare la bellezza del diverso e scoprire il mondo, ma la natìa Nuoro, a partire dal quartiere del Nuraghe dove è nato e vissuto, li ha portati sempre nel cuore. Ne conosce i pregi e scherza senza problemi sui difetti. Compresa la tenace tendenza a “murrunzare”, a protestare per qualunque cosa. Così, nell’estate scorsa, quando ha ricevuto la telefonata che gli ha sconvolto l’estate, in un istante ha afferrato al volo che oltre alla bellezza della nuova sfida ne sarebbe potuto arrivare anche un discreto numero di critiche. Ma tant’è: in fondo è il bello dello sperimentare.
«È nato tutto per caso – ricorda – da una telefonata che ho ricevuto a metà luglio dell’estate scorsa. Dal Comune mi chiedevano se avevo voglia e il tempo di progettare in quindici giorni il nuovo arredo urbano dell’area pedonale al corso Garibaldi. Quindici giorni, ripeto, appena quindici giorni. Ho accettato la sfida: a tempo zero ho chiamato i miei due amici e colleghi Agnese Mavuli, di Nuoro, e Davide Fancello, di Dorgali, e insieme a loro ho cominciato a lavorare al progetto. Non senza averli avvisati, con un po’ di ironia ma neanche troppo, “Preparatevi che qui ci ammazzano, i nuoresi sono per tradizione criticoni”».
E così, in quelle calde settimane del luglio nuorese 2019, dai tre giovani architetti barbaricini, viene fuori l’idea di creare un piccolo bosco urbano nell’antica bia Majore. «Un’avventura, è stata una vera avventura tutto – ricorda, Pasquale Murru, stendendo un sorriso timido ma sincero – per prima cosa, per quanto conoscessimo il Corso come fruitori, abbiamo comunque fatto un nostro sondaggio per capire come effettivamente poteva migliorare, e ci siamo resi conto che i pedoni, quando la strada era aperta alle auto, avevano appena un metro a disposizione per muoversi. E poi abbiamo pensato all’idea del bosco e una volta steso il progetto siamo partiti alla caccia delle piante. Volevamo che fossero piante autoctone, che rappresentassero la macchia mediterranea, e trovarle, soprattutto a fine luglio, non è stato facile. Poi, per risparmiare sui costi, abbiamo deciso di riutilizzare le fioriere che erano già del Comune dai tempi del sindaco Mario Zidda, e le abbiamo ripiantumate. Visto che si trattava di una sperimentazione di tre mesi, abbiamo pensato, con interventi minimi, di far vedere il corso sotto una luce diversa. Si chiama “urbanistica tattica”: volevamo, in particolare, che la comunità si riappropriasse di questo spazio, grazie al verde, a sedute in legno, a una lavagna. A interventi piccoli e poco costosi, ma che facessero anche riflettere su ciò che il corso potrà essere dopo, finita la sperimentazione».
E tra un idea e l’altra, per Pasquale Murru e i colleghi progettisti Agnese e Davide, arriva il giorno dell’inaugurazione. Il primo fatidico via all’area pedonale urbana al corso Garibaldi. «Me lo ricordo bene, quel giorno – racconta Pasquale – era il 21 dicembre e per vedere le reazioni dei nuoresi al nostro progetto di bosco urbano, mi sono seduto su uno dei ciocchi di legno e ho aspettato. Bene, non dimenticherò mai, quando ho visto un gruppo di vecchietti che si avvicinava alle piante di mirto che avevamo sistemato nella parte alta, e che mangiucchiava qualche bacca. Chiacchierava, forse anche manifestava un po’ di scetticismo, ma intanto si sedeva e toccava le piante. Non c’è stata per me cosa più bella: il segno che eravamo riusciti a farli sentire parte del progetto, a far sentire il corso come loro. Idem quando ho visto tanti bambini insieme ai loro genitori scrivere sulla lavagna sistemata sempre sul corso. La forza di questo progetto sperimentale, di questa idea, in fondo era proprio questa: muovere qualcosa nell’animo dei nuoresi. Far loro capire che per il corso ci potrà essere un futuro diverso».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google