arbatax
Grido d’allarme degli operatori: turismo portuale verso la paralisi
di Lamberto Cugudda
ARBATAX. Stagione vacanziera sempre più a forte rischio non solo per i gestori di strutture ricettive e della ristorazione, ma anche per vari segmenti legati al turismo, come quello del diporto. Uno...
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ARBATAX. Stagione vacanziera sempre più a forte rischio non solo per i gestori di strutture ricettive e della ristorazione, ma anche per vari segmenti legati al turismo, come quello del diporto. Uno di questi è quello del noleggio di gommoni e di altre imbarcazioni. I due tortoliesi Mario Pani e Francesco Piras, con le loro società Arbatax Crociere e Marea, dispongono rispettivamente di una ventina di barche e di 13 gommoni, anche di grande lunghezza, che noleggiano ogni anno da inizio aprile fino all’ultima decade del mese di ottobre. Entrambe le società hanno la loro base operativa all’interno del porto turistico Turismar di Arbatax che, come annunciato più volte nel corso delle ultime settimane dal direttore dello stesso Marina Franco Ammendola, ha oramai chiuso i battenti a «causa degli alti canoni relativi alla gestione dei rifiuti generati dagli utenti del porto». Mario Pani e Francesco Piras, insieme a numerose altre decine di diportisti locali che tengono i loro natanti nei molo del Marina Turismar, venerdì mattina hanno partecipato prima alla riunione tenutasi nel ristorante dello stesso Marina, e poi all’esterno del municipio di Tortolì, dove hanno incontrato il sindaco Massimo Cannas. «Quest’anno – affermano Piras e Pani – con le nostre società di noleggio gommoni non sappiamo realmente cosa potrà accadere. Per ora, abbiamo di fronte tre grandissimi problemi: la continuità territoriale, la chiusura del porto turistico Turismar dove operiamo, e il Coronavirus. Entrambe le nostre società hanno sei dipendenti stagionali (da aprile fino al termine di ottobre ndr), ma qui nel Marina Turismar operano anche altre tre società locali che noleggiano gommoni (e anche altri natanti) e che, causa questi grandissimi ostacoli sul futuro, rischiano di finire a gambe levate come noi».
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