Condannato barista moroso
di Kety Sanna
Il titolare del locale “La grotta dei poeti” dovrà pagare 26mila euro ai “Magazzini Ruiu Cicalò”
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NUORO. La VI sezione civile della Corte di Cassazione (presidente Raffaele Frasca) ha rigettato il ricorso presentato dal titolare del bar “La grotta dei poeti” contro la srl “I Magazzini Ruiu Cicalò”. Marco Mascia, titolare del locale cittadino, accusato di morosità, è stato condannato a risarcire 26mila euro a titolo di canoni non pagati, a favore della società locatrice che aveva vinto la causa davanti al tribunale di Nuoro. Stando alla vicenda il barista da settembre 2012 a febbraio 2013 aveva smesso di pagare l’affitto, in quanto lamentava infiltrazioni d’acqua che avevano interessato il locale seminterrato, utilizzato come magazzino e deposito. Nonostante tutto, però, Mascia aveva continuato ad esercitare l’attività richiedendo l’intervento della società locatrice che, pur essendosi attivata per risolvere il problema, si era vista impossibilitata a farlo per via della presenza di ingombri non facilmente rimovibili che non permettevano l’accesso al terrazzino. Stando alle risultanze istruttorie, inoltre, “l’ostruzione dello scarico fognario non era dovuto a vizi occulti dell’immobile bensì dall’uso scorretto degli scarichi da parte del conduttore e dei clienti”.
Il tribunale di Nuoro accogliendo la richiesta proposta da “I Magazzini Cicalò”, di risoluzione del contratto per morosità aveva condannato il conduttore al pagamento della somma di 26mila euro. Marco Mascia, difeso dall’avvocato Edulcia Piras, aveva impugnato la sentenza.
La Corte di Appello, però, aveva rigettato il ricorso e confermato il verdetto di primo grado, ritenendo infondata l’eccezione di inadempimento dimostrata dal barista (in base all’art. 1460 c.c.).
Inoltre, aveva considerato successiva alla sospensione dei pagamenti, la documentazione prodotta dal conduttore a sostegno delle proprie ragioni (perizia sull’impianto fognario e verbale Asl).
Il titolare del locale, invece, ritenendo legittima la sospensione del pagamento dei canoni locatizi, e considerando violati gli obblighi del locatore, aveva presentato ricorso in Cassazione. Aveva denunciato la Corte territoriale di aver erroneamente escluso l’applicazione dell’art. 1460 «a fronte di elementi di prova rappresentativi della presenza di vizi strutturali e del mancato utilizzo del piano terra per la somministrazione di cibi e bevande», e di “omessa valutazione su fatti decisivi della controversia e carenza di motivazione”. La Cassazione, però, ritenendo infondate le motivazioni prodotte da Mascia ha dichiarato il ricorso inammissibile.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Il tribunale di Nuoro accogliendo la richiesta proposta da “I Magazzini Cicalò”, di risoluzione del contratto per morosità aveva condannato il conduttore al pagamento della somma di 26mila euro. Marco Mascia, difeso dall’avvocato Edulcia Piras, aveva impugnato la sentenza.
La Corte di Appello, però, aveva rigettato il ricorso e confermato il verdetto di primo grado, ritenendo infondata l’eccezione di inadempimento dimostrata dal barista (in base all’art. 1460 c.c.).
Inoltre, aveva considerato successiva alla sospensione dei pagamenti, la documentazione prodotta dal conduttore a sostegno delle proprie ragioni (perizia sull’impianto fognario e verbale Asl).
Il titolare del locale, invece, ritenendo legittima la sospensione del pagamento dei canoni locatizi, e considerando violati gli obblighi del locatore, aveva presentato ricorso in Cassazione. Aveva denunciato la Corte territoriale di aver erroneamente escluso l’applicazione dell’art. 1460 «a fronte di elementi di prova rappresentativi della presenza di vizi strutturali e del mancato utilizzo del piano terra per la somministrazione di cibi e bevande», e di “omessa valutazione su fatti decisivi della controversia e carenza di motivazione”. La Cassazione, però, ritenendo infondate le motivazioni prodotte da Mascia ha dichiarato il ricorso inammissibile.
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