La Nuova Sardegna

Nuoro

macomer 

Bonu Trau, la disperazione dei meccanici: «Calo vertiginoso»

di Alessandra Porcu
Bonu Trau, la disperazione dei meccanici: «Calo vertiginoso»

MACOMER. Il via vai dei clienti sembra già un lontano ricordo. Così come il suono del telefono. «Non squilla più o almeno non come prima. Quando succede è perché, dall’altra parte della cornetta,...

3 MINUTI DI LETTURA





MACOMER. Il via vai dei clienti sembra già un lontano ricordo. Così come il suono del telefono. «Non squilla più o almeno non come prima. Quando succede è perché, dall’altra parte della cornetta, qualcuno disdice una prenotazione o semplicemente ci informa che non verrà a ritirare la sua macchina. Ce ne sono tre da portare via», racconta Salvatore Trogu. Lui, titolare dell’omonima officina di autoriparazioni nella zona industriale di Macomer, ci spiega di non aver mai visto Bonu Trau deserta come negli ultimi 8 giorni. «Abbiamo sempre lavorato bene qui, adesso il coronavirus ci sta mettendo in ginocchio. Forse – aggiunge a malincuore – sarebbe meglio chiudere i battenti. Almeno per le prossime due settimane». Eppure l’idea di abbassare la saracinesca della sua attività è difficile da mandare giù. Vale lo stesso per Massimo che, insieme ai suoi due fratelli, è alla guida dell’officina meccanica Cappai. «Continuiamo a tenere aperta l’attività solo per garantire un servizio alla cittadinanza – precisa – Ora più che mai dobbiamo essere pronti a intervenire in caso di possibili urgenze. Le ambulanze, i mezzi dei vigili del fuoco, della nettezza urbana o i camion che trasportano generi alimentari potrebbero aver bisogno di un controllo, di manutenzione. Per questo sentiamo l’obbligo, morale, di assicurare il servizio. Certo – ammette –, andare avanti in queste condizioni è tutt’altro che semplice. Non abbiamo neppure le mascherine. Non avendole trovate da nessuna parte, ce le siamo dovute fare da noi. Usando gli assorbenti con sotto un telo di stoffa», specifica Massimo Cappai. «Potrebbe sembrare uno scherzo. Invece non lo è. Al posto dell’amuchina, utilizziamo la varecchina. Queste sono le reali condizioni in cui siamo costretti ad andare avanti». E a fare i conti con problemi pratici e finanziari è anche Bruno Fara. «La settimana scorsa siamo riusciti a smaltire il lavoro arretrato, da ieri però sono iniziati i guai. Nessuno ha varcato la soglia dell’officina. Neppure una telefonata. Faccio il meccanico dal 1968, ma giuro – afferma – che in questi 50 anni e più non ho mai assistito a una situazione di questo genere. Mi chiedo se non sarebbe più opportuno stare a casa». Spostandosi di qualche decina di metri, si arriva da Paolo Rossi. Insieme al suo dipendente si occupa di mecatronica. «Negli ultimi giorni sono stati disdetti diversi appuntamenti. Questo significa che non potremmo contare su quei guadagni. Il lavoro viene mancare e sono preoccupato per le tante spese che ci sono. A vivere nell’incertezza è pure Ajo Ricambi. Chiusa al pubblico, la rivendita di via Sardegna, rimane a disposizione solo per la fornitura di pezzi di ricambio ai meccanici. «Il calo delle richieste è vertiginoso. Negli ultimi giorni sono state pari a zero – raccontano –. Stiamo valutando, nostro malgrado, l’idea di fermarci per poi ripartire quando l’emergenza coronavirus sarà cessata».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Maltempo

Meteo Giuliacci, ciclone in arrivo: piogge intense e temperature in picchiata

Le nostre iniziative