Tampone, esito in ritardo «Vivo in ansia da giorni»
di Kety Sanna
Il racconto della lunga attesa di una madre di 30 anni sottoposta al test del Covid «Circolo dentro casa con la mascherina assillata dal dubbio di essere positiva»
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NUORO. La febbre che non passa da fine febbraio, accompagnata da una tosse fastidiosa che toglie il respiro. Due cicli di antibiotico praticamente inutili, come pure la terapia a base di cortisone. E come se non bastasse, a questo si aggiunge il fatto di essere entrata in contatto con una persona arrivata da Milano, e di aver fatto più ingressi in ospedale nei primi giorni di marzo. Una trentenne nuorese, madre di tre bambine, da giorni vive in preda all’ansia e alla preoccupazione. Ha fatto il tampone ma è passata una settimana e ancora non ha avuto alcuna risposta. La paura di doversi confrontare con il minaccioso covid19 l’assale. «Ho paura – ha raccontato ieri, così come il pomeriggio del 16 febbraio ai medici del San Francesco che l’hanno accolta dotati di tute, copriscarpe, cuffie e mascherine, le poche rimaste in dotazione per combattere contro un mostro che mette a repentaglio la loro salute e quella di ognuno di noi –. Non ho avuto crisi respiratorie gravi ma da quasi un mese ho febbre che non passa e una brutta tosse. Già prima che esplodesse l’emergenza stavo seguendo una terapia che, però, non ha dato alcun esito». Dopo l’anamnesi il medico del Pronto soccorso chiama i colleghi del reparto di Malattie infettive che chiedono ancora alla paziente i sintomi. «Febbre, tosse insistente e malessere generale» risponde lei. Un medico le misura la temperatura che segna ancora 37.8, le prelevano il sangue, valutano la saturazione dell’ossigeno e infine le fanno il tampone per verificare la positività o meno al virus. Le inseriscono un lungo cotton fioc nelle narici per prelevare materiale da esaminare. Nonostante la situazione, sono tutti gentili e rassicuranti. A esami conclusi, la paziente viene trasferita in un’ala nel reparto al piano terra dell’ospedale, dove rimarrà fino a sera. Quindi viene mandata a casa con la raccomandazione: «Stia in quarantena e per l’esito del tampone, se non la chiamiamo noi lo faccia lei tra qualche giorno. «Di giorni però ne sono passati tanti – ha detto preoccupata la donna –. Il fatto è che ho tanta paura per mie figlie e mia madre che vive con noi. Siamo tutte isolate e con il dubbio di essere positive, anche in casa circoliamo con le mascherine. Senza quell’esito, però, non possiamo stare tranquille. Ho chiamato più volte in ospedale ma da un reparto mi rimandano a un altro. Nessuno sa darmi spiegazioni su che fine abbia fatto il mio tampone, né quanto tempo debba ancora attendere per avere i risultati degli esami. Il ritardo, probabilmente dovuto alla mancanza di reagenti, non aiuta chi come me si trova ad aspettare. Una situazione di incertezza che se all’inizio sembrava non potesse riguardarmi ora, invece, sto vivendo fino in fondo e con enorme disagio».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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