Scuola e carezze a distanza «Una vera lezione di vita»
di Valeria Gianoglio
Il bilancio dei presidi nuoresi a un mese dalla chiusura degli istituti Dagli alunni che abbracciano la maestra sul video alla riscoperta del digitale
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NUORO. C’è la maestra dell’istituto comprensivo Maccioni che ogni sera non dimentica mai di leggere una fiaba agli alunni di seconda elementare che dal vivo non vede ormai da più di un mese. C’è il numero che la preside del Ciusa, Silvia Meloni, aveva attivato pensandolo come punto di riferimento per dare notizie di servizio in tempo di emergenza coronavirus, e invece, poco alla volta, si è trasformato in una sorta di sportello amico anche solo per scambiare due chiacchiere. E c’è anche chi, come al liceo classico Asproni, ha rivalutato quanto possa essere importante il rimprovero dal vivo di un professore, perché in fondo è segno di grande affetto. Sono le piccole grandi storie umane le vere protagoniste di questo primo mese di scuola a distanza, lontana dai banchi ma allestita in casa davanti a un pc, allo schermo di un cellulare, su una piattaforma digitale. Sono i volti degli insegnanti, l’impegno dei presidi, le ansie dei genitori e la straordinaria inventiva degli alunni.
«Non vediamo l’ora che le aule ritornino a essere piene di bambini e ragazzi ma nel frattempo sono accadute tante storie che ci hanno riempito il cuore – racconta la preside dell’istituto comprensivo Maccioni, Graziella Monni, con oltre 550 alunni – c’è una maestra di Furreddu, ad esempio, che ha i bambini di prima e uno di loro quando l’ha vista per la prima volta in videolezione, d’impeto ha abbracciato il cellulare, tanto da farlo cadere. Un’altra maestra che ha le seconde ogni sera invia ai suoi alunni una fiaba letta da lei, ogni volta diversa, e i bambini aspettano di sentirla con emozione. Alle medie stanno usando il portale del registro per compiti e video, alcuni stanno anche facendo lezioni e interrogazioni con Skype. Lo sforzo maggiore è riuscire a raggiungere i più fragili o lontani, che con la didattica a distanza rischiano di essere tagliati fuori. Ho fatto fare una ricognizione dei bisogni. Daremo pc portatili in comodato d’uso a coloro che ne hanno necessità».
«Al Ciusa abbiamo fatto una ricognizione dei bisogni dei ragazzi e creato una rete informale tra docenti – spiega la preside Silvia Meloni, che tra corso Geometri, Arte e sede di Gavoi segue 520 studenti – ed è nato qualcosa di magico, è nata una solidarietà commovente. Attraverso una piattaforma digitale, e grazie ai nostri informatici, abbiamo creato tante classi virtuali. E lì, il professore manda il materiale didattico. Ma poi, tra le cose belle di queste esperienza, c’è la tenerezza infinita dei ragazzi verso i loro compagni con disabilità: l’affetto che riescono a trasmettere loro anche a distanza, in videoconferenza. Credo che questa esperienza lascerà un segno bellissimo nel fare scuola: sono orgogliosissima dei miei insegnanti e dei miei ragazzi».
«Abbiamo fatto di necessità virtù – racconta il preside del liceo classico Asproni, Antonio Fadda – sia i docenti sia i dirigenti hanno dovuto fare un grande balzo in avanti nell’utilizzo del mezzo informatico. Utilizziamo piattaforme digitali per fare riunioni e lezioni in videoconferenza, e diversi software: e dopo un mese anche i più scettici si sono convertiti. Abbiamo lezioni in videoconferenza fissate in diverse ore. Certo, manca a tutti il contatto umano, ma anche questa è una grande esperienza di vita, anche la mancanza di un rimprovero dal vivo fa rivalutare l’importanza di certe cose. E alla fine di tutto questo credo che ognuno di noi avrà imparato tanto e qualcosa di nuovo».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
«Non vediamo l’ora che le aule ritornino a essere piene di bambini e ragazzi ma nel frattempo sono accadute tante storie che ci hanno riempito il cuore – racconta la preside dell’istituto comprensivo Maccioni, Graziella Monni, con oltre 550 alunni – c’è una maestra di Furreddu, ad esempio, che ha i bambini di prima e uno di loro quando l’ha vista per la prima volta in videolezione, d’impeto ha abbracciato il cellulare, tanto da farlo cadere. Un’altra maestra che ha le seconde ogni sera invia ai suoi alunni una fiaba letta da lei, ogni volta diversa, e i bambini aspettano di sentirla con emozione. Alle medie stanno usando il portale del registro per compiti e video, alcuni stanno anche facendo lezioni e interrogazioni con Skype. Lo sforzo maggiore è riuscire a raggiungere i più fragili o lontani, che con la didattica a distanza rischiano di essere tagliati fuori. Ho fatto fare una ricognizione dei bisogni. Daremo pc portatili in comodato d’uso a coloro che ne hanno necessità».
«Al Ciusa abbiamo fatto una ricognizione dei bisogni dei ragazzi e creato una rete informale tra docenti – spiega la preside Silvia Meloni, che tra corso Geometri, Arte e sede di Gavoi segue 520 studenti – ed è nato qualcosa di magico, è nata una solidarietà commovente. Attraverso una piattaforma digitale, e grazie ai nostri informatici, abbiamo creato tante classi virtuali. E lì, il professore manda il materiale didattico. Ma poi, tra le cose belle di queste esperienza, c’è la tenerezza infinita dei ragazzi verso i loro compagni con disabilità: l’affetto che riescono a trasmettere loro anche a distanza, in videoconferenza. Credo che questa esperienza lascerà un segno bellissimo nel fare scuola: sono orgogliosissima dei miei insegnanti e dei miei ragazzi».
«Abbiamo fatto di necessità virtù – racconta il preside del liceo classico Asproni, Antonio Fadda – sia i docenti sia i dirigenti hanno dovuto fare un grande balzo in avanti nell’utilizzo del mezzo informatico. Utilizziamo piattaforme digitali per fare riunioni e lezioni in videoconferenza, e diversi software: e dopo un mese anche i più scettici si sono convertiti. Abbiamo lezioni in videoconferenza fissate in diverse ore. Certo, manca a tutti il contatto umano, ma anche questa è una grande esperienza di vita, anche la mancanza di un rimprovero dal vivo fa rivalutare l’importanza di certe cose. E alla fine di tutto questo credo che ognuno di noi avrà imparato tanto e qualcosa di nuovo».
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